Meeting del Volontariato 2024 - Irresponsabili - Bari 29 - 30 Novembre e 1 Dicembre - Spazio Murat ed Ex Mercato del pesce - Piazza del Ferrarese - Evento del Centro di Servizio al Volontariato San Nicola OdV

Meeting del Volontariato
2024

IЯRESPONSABILI

accoglienza ● cittadinanza attiva ● educazione ● futuro ● libertà ● non violenza ● partecipazione ● sostenibilità

29 – 30 Novembre e 1 Dicembre
Spazio Murat – Ex Mercato del pesce
Piazza del Ferrarese
Bari
ingresso libero e gratuito

Streaming Facebook: Il perdono responsabile Conversazione sulla giustizia

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Sono intervenuti

  • Rosa Franco, Presidente Centro di Servizio al Volontariato San Nicola
  • Alessandro Cobianchi, Direttore Centro di Servizio al Volontariato San Nicola
  • Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico
  • Roberto D’Addabbo, Coordinatore Area Consulenza Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Rosa Franco, Presidente Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Allora ragazzi, Buongiorno a tutti. Siete belli come il tempo di questo, di questa giornata. Per fortuna abbiamo il sole, non abbiamo la pioggia di ieri. Siete due volte fortunati, anzi tre volte fortunati, perché oggi affrontiamo insieme a voi un tema. Che può sembrare un po strano, cioè il tema principale è quello, responsabilità e libertà. Però lo affrontiamo con un taglio particolare, che è quello che riguarda la giustizia. Intanto vi dico che abbiamo avuto il solito imprevisto, ma come sempre quelli sono gli imprevisti che della diretta no. Purtroppo stamattina siamo stati raggiunti da una telefonata del dottor Colombo Gherardo Colombo, che per gravi motivi familiari non potrà essere con noi ma avrebbe già partecipato on-line, ma non ce la fa proprio a collegarsi. Però non ci siamo assolutamente preoccupati perché intanto abbiamo il dottor Giuliano. EE poi siamo in grado in House di affrontare ugualmente il problema? E cioè, scusate il tema. C’è qualcuno delle che se ieri scusate ma devo ancora non mi hanno dato il caffè questi dello staff e del CSV sono un po. Un po vari, vabbè, comunque cercherò di essere lucida. Qualcuno di voi era già presente ieri? Sì da cariclassi, venite a scuole scusate. Poi. Solo bianchi dotula. E il Marco Polo, scusate? Ormai è diventato uno dei delle scuole più amate dal centro di servizio. Ma voi non c’eravate ieri, vero? Marco Polo c’eravate ieri. Ah, e allora? Quindi sì, se proprio assidui frequentatori del meeting. Noi affrontiamo, abbiamo voluto affrontare quest’anno il tema della responsabilità. Tema della responsabilità che. Da dove è nata questa questa idea, questa necessità? Più che un’idea? No, dal fatto che l’anno scorso, come molti di voi sanno. Siam partiti dal tema dell’educazione, abbiamo detto, per poter essere cittadini, guardate io. Preferisco non usare il termine attivi perché i cittadini siamo tutti, non esiste il cittadino attivo, il cittadino passivo, i cittadini. Alla luce di quello che era successo e di quello che succede ogni anno nel nel nostro territorio, nella nostra nazione, ma nel mondo. Avevamo pensato che il punto fosse un approfondimento sul tema della educazione. Quest’anno ci siamo detti, non basta? Non basta, perché dobbiamo andare ancora di più alla radice. Del termine educazione. Ed è appunto la parola responsabilità, l’esperienza della responsabilità. L’abbiamo voluto affrontare e lo vogliamo affrontare, ieri è stato sono stati due bellissimi incontri. Li vogliamo affrontare con una cessione particolare e quella di del termine. Nel suo significato latino che significa rispondere? Qui ci sta sicuramente qualche insegnante di latino, per cui poi non non tediate STI poveri ragazzi. Sul che cos’è il termine risponde rispondere. Uno risponde. A cosa risponde? Ad una domanda, ad una esigenza. Intanto per rispondere se io devo rispondere devo avere un’altro. Quindi anche la responsabilità presuppone una relazione, non è una cosa astratta. La responsabilità. Devo avere uno di fronte che mi fa una domanda a cui rispondere. E quello che ho di fronte. Vi sembrerà strano, ma posso essere io il mio io? Io ho delle esigenze, va bene a cui devo rispondere. Quindi la responsabilità non è 1 1 dovere, non è una legge morale. È un mettersi in gioco in una relazione per soddisfare una richiesta, un’esigenza. Però è sufficiente. Che io abbia cioè per avere questa mossa, no, questa mossa umana di rispondere. Devo partire? Devo partire da una condizione. Che in particolare, mentre parlo guardate ragazzi, pensate, cioè confrontatevi, non non prendetelo come un discorso, altrimenti non vi serve, va bene? Io per poter rispondere, per avere questa mossa umana. Devo essere libero? Se c’è una persona che mi chiede di dargli una mano e io magari. Sono a scuola e non mi non posso andare, va bene, quindi per rispondere bisogna essere liberi. Dai condizionamenti, da pregiudizi, da tutto quello che può bloccarmi. Ci siete, lo condividete? Siete d’accordo? Vi state paragonando, vero? Ecco perché ci piaceva l’idea di affrontare questo il tema della responsabilità e della libertà in quello, in un. In un ambito, in un. Una situazione che può sembrare. Estrema. Impossibile. A vivere la responsabilità e la partendo da una condizione di libertà. Va bene e guardate che poi se la responsabilità parte dalla libertà, sapete qual è il risultato? Che c’è un guadagno umano per noi in cui siamo ancora più liberi? Sempre più liberi da pregiudizi, vincoli, eccetera. Va bene? La libertà non è. Di fare quello che si vuole. O da altro, ma è per per rispondere, come dicevo prima. Allora affrontiamo questo tema, adesso vi presento. Poi passo la parola al direttore Alessandro, che è il direttore del centro di servizio, non so se lo conoscete. E probabilmente lo conoscete, ma oggi si è vestito un po meglio, per questo lo vedete un po.

Relatore

Ho trovato il.

Rosa Franco, Presidente Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Vestito buono ha trovato il vestito buono oggi, dico un po stretto, ma non sa niente. Poi c’è il dottor Giuliano, Romanzi, scusami. Mi hanno, non sono preparata.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Allora li vuoi che allora? Innanzitutto ringraziamo la Presidente del CSV San Nicola, Rosa Franco. Che ci ha dato una traccia. Io, io sono, sono Alessandro Cobianchi, sono il direttore del CS USA Nicola, e oggi sono vestito senza, come dire, non col maglione e il jeans. Dormi? Finanza. So che la giornata sarà lunga, per questo motivo in quanti vi prenderete in giro? Qui a fianco a alla mia sinistra, alla nostra sinistra ci sono due presenze importanti e, come dicevamo prima, dobbiamo registrare un’assenza che è quella del dottor Colombo che avrebbe parlato di un tema. Per noi importantissimo, che è quello del perdono responsabile, cioè il tema della giustizia vista dal punto di vista del del carcere, delle misure alternative alla pena. È una cosa che continueremo a parlare, come ha detto, come ha detto rossa, Presidente, comunque ne parleremo. Oggi è un’assenza importante ma cercheremo di farcela. Alla mia sinistra c’è Pier Paolo romani. Ogni che è il coordinatore nazionale di avviso pubblico. Non dirò io cos’è avviso pubblico perché vorrei che lo facesse lui nella sua presentazione e che sono felice di rivedere perché abbiamo fatto tante cose insieme nel corso degli anni. E Pierpaolo si occupa. Io dico solo una parola perché poi davvero vorrei che tu spiegassi la tua esperienza. A parte la tua esperienza. Pierpaolo si occupa di antimafia sociale, non so se vedete bene, e di lotta alla corruzione. Alla corruzione basta questo come indizio. E poi c’è un’altra presenza speciale. E è una persona conosciuta da molti, da molti di voi. Insomma. Molti comunque delle persone che sono in sala lo conoscono già. È Roberto Daddabbo, che è un avvocato, ma anche questo poi sarà lui a presentarsi al meglio. Ma è è il coordinatore dell’area consulenza del centro servizio San Nicola, che è una delle aree insieme alle altre. Approfittiamo per ringraziare tutto lo staff. Utente è una delle aree più importanti proprio nel rapporto con le associazioni, nel supporto alle associazioni, perché poi è è il sostegno, come dire giuridico, legale, fiscale e quant’altro, ma su queste cose io sulle presentazioni vorrei che vi presentaste e i ragazzi intendessero non so se avete notato come già la Presidente ha impostato il discorso, vogliamo chiacchierare con voi, vogliamo dialogare con voi, vogliamo. Sentire delle domande, perché parliamo di due cose che sono particolari, cioè parleremo di giustizia. Eh, ma qui ci sta. Ci ha raggiunto anche un’altro ospite speciale, io invito ad avvicinarsi perché secondo me arricchirà la nostra giornata. A questo punto, perché c’è c’è Don Angelo Cassano che è il referente di Libera Puglia. E che che adesso lui sta là in fondo. Ma rosa a questo punto, siccome l’abbiamo beccato lo coinvolgeremo. Perché oggi parliamo di due temi fondamentali. Uno, dicevo, è quello del carcere, è quello della giustizia. Io non so quanti in sala, quando pensano a carcere pensano a mare fuori. Eh. O quanti quando pensano al carcere pensano alla frase bisogna buttare la chiave e lasciarli marcire in galera. E queste sono le frasi che io più spesso mi trovo ad ascoltare quando parliamo di carcere. Poi c’è l’altro tema che è il tema della lotta alla criminalità organizzata. E quindi a questo punto mi capita molte volte che quando parliamo di mafia. Subito si dice, si pensa a Gomorra EE via dicendo. E noi oggi proveremo però a toccare questo tema, in particolar modo con Pier Paolo, che è un tema al collegato al tema della lotta alle mafie, è quello della della lotta alla corruzione e quindi oggi parleremo di responsabilità partendo dai cittadini. E però partendo anche dagli amministratori, quindi Roberto questo sarà è anche un chiamarti in causa. Perché è chiaro che quando parliamo di responsabilità rosa ce l’ha già detto, no, responsabilità e libertà ma che cos’è poi la responsabilità nella legge? Cioè ci sono dei richiami innanzitutto da da cui parte e per cui ci siamo affezionati a questa parola. E però ragazzi, lo dico perché poi a questo punto la buttiamo in una discussione aperta con le persone che stanno sul palco. Noi parleremo molto di responsabilità di chi ha ruoli di responsabilità, scusate il gioco di parole. Quindi gli amministratori pubblici, le persone che si occupano dei dei grandi sistemi, le grandi organizzazioni. Però poi c’è la responsabilità di ciascuno di noi. Quando abbiamo iniziato a lavorare su questo meeting, una dei temi cui ci siamo confrontati molto è stata sì, esiste la responsabilità alta e questo oggi ce lo diranno le le persone che interverranno, però poi i ragazzi. Esiste anche la responsabilità bassa. Io non voglio fare il moralista, però naturalmente se. Vediamo l’immagine di una dottoressa che viene picchiata al pronto soccorso. Perché non ha avuto le dovute cure la persona che ci è cara? E lì non parliamo di responsabilità del ministro, parliamo di responsabilità del del dell’uomo qualunque. Non so se avete visto delle immagini che a me hanno colpito molto perché sono diventate virali di quel ragazzo che in Sardegna prende un gattino. EE lo lancia filmandosi, no. C’è anche una ragazza di Alberobello che ha fatto un filmato lanciando un gatto facendolo morire in una Fontana di acqua ghiacciata. Ecco, a me ha colpito primo perché sono lo lo dichiaro, sono un’amante dei gatti, penso che siano delle creature meravigliose e che ragionano, come dire, in modo diverso, ma che sono per me è come se fossero persone. E così tutti gli animali. Però attenzione, questi due ragazzi che si sono addirittura filmati, quindi l’hanno visto come una cosa di cui gloriarsi, io l’ho visto come un gesto di grandissima irresponsabilità. Già c’è la mancanza di quel rapporto con l’altro che era nell’introduzione di rosa ed è una delle cose quindi che oggi la vorremmo con voi. Lavorare e sconfinare sui due piani, la responsabilità dell’amministratore pubblico, la responsabilità di chi fa affari con le mafie. La responsabilità di chi dovrebbe, come dire, onorare il ruolo che che che svolge è però attenzione, senza giudicare la responsabilità di ciascuno di noi. Cioè la responsabilità che che chiama in causa ciascuno di. In ogni scelta della vita. E guardate che gli esempi potrebbero essere tanti, ma spero che siamo siamo in questa sala a farli e non come dire che noi facciamo un elenco da qui, dal palco. Quindi questo è il tema di oggi. Questa è le e le domande di oggiioiniziereinonsoaquesto.se, chi dei due vuole iniziare? Perché? Ecco, con Roberto diciamo, Abbiamo deciso all’unanimità. Pier Paolo, che inizi tu, rosa, Sei d’accordo? Possiamo allora tre a uno abbiamo votato, vedete, abbiamo fatto un atto di responsabilità e abbiamo quindi votato che sia Pierpaolo a introdurre. A questo punto Pierpaolo ti devi presentare innanzitutto perché? Noi parliamo di avviso pubblico. Dico che è una realtà molto importante e però poi come dire, ne parliamo in una magari se ci vuoi lasciare anche un passaggio questa città fino a qualche giorno fa si parlava di scioglimento del Comune di Bari per infiltrazioni mafiose. Io adesso non ti voglio caricare di questo dibattito perché sennò come dire, non la finiamo più. Però è chiaro che c’è la sensibilità nella come dire nel cittadino è una cosa di cui si è parlato e non so quanti ragazzi ne abbiano. Ascoltato però, come dire, c’è stato anche una. Un momento di manifestazione di cittadinanza su questo tema, senza naturalmente voler prendere parte o meno, ma è utile comunque informarci quindi Pier Paolo romani, romani coordinatore nazionale di avviso pubblico.

Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico

Allora Buongiorno a tutti, Buongiorno a tutte, grazie Alessandro dell’invito e saluto le altre persone qui presenti. Roberto Rosa sul sul palco soprattutto saluto voi ragazzi e ragazze. Io non sono solo coordinatore di avviso pubblico, io ho due figli di 18 anni, quindi penso che siano vicini alla vostra età, loro fanno la quinta. EE sono molto contento di essere a Bari. La prima volta sono venuto a Bari e avevo 26 anni, oggi ne ho 54 e quindi insomma del tempo ne è passato. E ho visto la Bari dove una volta era molto difficile, se non impossibile, entrare in certi quartieri, a meno che non avessi qualcuno che ti accompagnava. Oggi invece si può girare. Si può ammirare la bellezza di questa città, della sua gente, delle sue arti e questo è stata una grandissima conquista di cui dovete fare tesoro, di cui non dovete mai dimenticare di chi si è speso per questo e che dovete, anzi, insieme a tutti gli italiani, fare in modo che non si torni mai più indietro. Per quanto riguarda. L’associazione che io rappresento si chiama avviso pubblico ed è una rete che mette insieme i comuni, le province e le regioni, quindi mette insieme persone, in questo caso amministratori e amministratrici, uomini e donne che nella loro vita per un certo periodo di tempo decidono di fare il sindaco, il consigliere comunale o l’assessore e nel fare questo.

Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico

Hanno scelto di impegnarsi concretamente per cercare di contrastare due fenomeni. Che, per dirla con le parole del nostro amato Presidente della Repubblica, la mafia e la corruzione sono un furto di futuro, cioè rischiano questi fenomeni di farci perdere delle occasioni, di farci perdere delle opportunità, di rendere la nostra vita meno bella di quella che potrebbe essere. E perché abbiamo creato questa associazione che è nata nel 1996, quindi siamo prossimi ai trent’anni e nasce un anno dopo il 1995 di libera, mentre libera mette insieme le persone, le associazioni e le scuole. Quindi è una rete sociale, ma poi lo dirà magari Don Angelo meglio di me. Avviso pubblico, si dice una rete istituzionale, ma entrambe nascono da un principio. Le mafie e la corruzione sono due fenomeni organizzati, no, fanno quello che fanno. Poi cercherò di spiegarvelo, spero in parole semplici. Innanzitutto mettendosi insieme, dandosi degli obiettivi e organizzandosi al loro interno per raggiungere quegli obiettivi. Allora abbiamo ragionato, se la mafia ha una forma di criminalità organizzata, l’antimafia non può essere disorganizzata, deve organizzarsi a sua volta. Volta, e allora pensate, nel 1996 sono partiti in 14 comuni +1 regione, che allora era la Toscana, oggi siamo arrivati a 600 enti, tra cui c’è anche il Comune di Bari. C’è la Regione Puglia. E tanti altri amministratori della vostra terra. Vorrei anche ricordare una persona della vostra terra che si chiama Renata fonte. Che era una assessora del Comune di Nardò. Se andate a vedere quei posti bellissimi c’è porto *********. Si chiama quel posto lì. Doveva essere completamente cementificato. Tirar su palazzine, risorte e quant’altro? Oggi invece possiamo andare, uso il plurale perché io ho quasi tutte le estati vado da quelle parti, no? Si può andare a gustare la bellezza, a fare un bagno in un’acqua splendida, mangiare da Dio, incontrare delle persone sorridenti e solari. Perché una donna, una mamma, una cittadina? Disse senza che nessuno la obbligasse. Se cementifichiamo porto ********* rendiamo più brutta la mia città, se la rendiamo più brutta le persone vivranno peggio. Se le persone vivranno peggio, le persone magari si incattiviranno, diventeranno meno felici e quindi saranno più portate ad arrabbiarsi che a parlarsi, a confliggere piuttosto che a mettersi insieme per costruire delle cose positive. Ecco, allora avviso pubblico è nata anche per non dimenticarsi né di Renata fonte né di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, che si era battuto non solo per garantire la bellezza del suo territorio cilentano, ma anche per evitare che la droga ammazzasse tanti giovani a cui lui voleva un mondo di bene e quindi abbiamo deciso di costruire questa associazione che mette insieme. Comuni, province e regioni da nord a sud. Bene. Cosa fanno i mafiosi, cosa cerchiamo di fare noi? Allora voi sapete che i mafiosi non sono né invisibili, né imprendibili, né invincibili, si sa benissimo chi sono, anche in questa città dove vivono e cosa fanno. Quindi sono donne e uomini in carne e ossa come noi. Queste persone hanno un duplice, se non un triplice obiettivo, il primo è quello di fare soldi, di arricchirsi tanto e il modo con cui loro cercano di arricchirsi è innanzitutto la distribuzione di sostanze stupefacenti. Poi segue la richiesta del cosiddetto pizzo a chi ha un’attività economica. E il fatto poi di accumulare tanti, tanti soldi perché purtroppo nel nostro paese si sta allargando il numero di persone che assumono, dal fumo hashish, barjuana e quant’altro, fino a cocaina e quant’altro. Quei soldi in parte li usano per mantenere la loro organizzazione criminale, ma in parte li usano per comprare case, terreni, palazzi, alberghi, per fare degli affari in Puglia. Fuori dalla Puglia e fuori dall’Italia. Il secondo obiettivo dei mafiosi è il potere. Se io ho tanti soldi? Voglio anche comandare. E il primo modo per comandare qual è, cerco di inserirmi dentro un comune che è l’istituzione più vicina ai cittadini e magari cerco di fare in modo che un tot di persone non siano libere di votare chi vogliono, ma votino chi diciamo noi, intesi come? Mafiosi. E quindi votino una persona che siccome prende tante preferenze può diventare sindaco oppure può avere un ruolo di assessore, per esempio al bilancio. Chi ha la chi ha l’assessorato al bilancio amministra i soldi di una città. E così via. Il terzo obiettivo che i mafiosi hanno è l’impunità. Vogliono commettere dei reati per diventare ricchi e potenti, ma non vogliono pagare, non vogliono andare in carcere o se ci vanno, vogliono starci il meno possibile. Allora per raggiungere questi tre obiettivi, che ripeto, sono la ricchezza, il potere e l’impunità, loro hanno bisogno di avere relazioni. Parole importantissime che è stata detta prima con chi sta al di fuori dei circuiti criminali. Allora, tanto per farvi un esempio molto semplice. Se io ho bisogno di far soldi facendo affari, perché un politico mi è utile? Cosa può fare un politico, per esempio un politico che o una politica che siede nel consiglio regionale o nel Parlamento italiano ed europeo? Che potere ha il Parlamento? Cosa fa il Parlamento? Bravissima. Il Parlamento fa le leggi al potere legislativo, quindi io posso fare in modo che qualcuno faccia o non faccia certe leggi, Eh, faccia delle leggi che impediscano lo di ostacolare l’azione criminale, la indeboliscano quantomeno. Se poi ho bisogno di far girare i soldi, di chi posso? Bisogno anche. Di bravissimo. Delle banche ho bisogno delle banche, ho bisogno anche di commercialisti. Quindi ragazzi vi vorrei sottolineare questo, che parlando di responsabilità. Una prima cosa da fare è essere responsabili della conoscenza, perché se si è ignoranti si finisce per essere dei servi no, dei cittadini liberi. E se si è servi ti portano dove vogliono, se 6 1 cittadino libero decidi tu dove andare. Allora ve lo dico anche sul tema della conoscenza, perché se ho bisogno di politici che mi facciano le leggi che non contrastino la mafia e la corruzione. Se ho bisogno di banchieri, di commercialisti, di avvocati e di consulenti del lavoro che mi aiutano a far girare i soldi, parliamo di persone che sono andate a scuola. Che hanno fatto l’università, che magari hanno fatto il master, che magari hanno fatto un’esperienza all’estero, ma che è al centro della loro vita. Non pongono l’essere. Mi interessa essere una persona per bene e quando guardo negli occhi i miei figli mi interessa che i miei figli mi apprezzino per quello che sono e per come mi comporto, non per il conto in banca che ho. Questi, quando pensano invece all’avere, sono disposti a tutto, compreso a far entrare i mafiosi nelle città. e i mafiosi le distruggono le città non le fanno crescere perché impauriscono le persone, perché distruggono la vita delle persone con la droga, perché le spaventano. Ecco, noi invece dobbiamo essere coscienti che se veniamo a scuola. Innanzitutto godiamo di un diritto fantastico mentre parliamo. Non tutti i ragazzi e le ragazze della vostra età sono a scuola, io immagino che alcuni dei vostri coetanei siano magari in qualche bar, in qualche posto qui a nero a lavorare per pochi euro l’ora. Mi immagino che alcuni ragazzi che potrebbero e ragazze che sono capaci e meritevoli ma che purtroppo sono nati in certi contesti, non possono andare a scuola e ci vorrebbero andare, allora la scuola diventa anche un dovere civico, non solo un diritto. E torna il tema della relazione, dello stare insieme, i diritti, la possibilità di andare a scuola c’è se è accompagnata al dovere. Di andare a scuola e di andarci preparati, tutti quanti, i ragazzi e le ragazze, ma anche i professori e le professoresse. Non dobbiamo essere superficiali. Se vogliamo essere responsabili, secondo me. È.

Relatore 4

Importante.

Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico

Come dice la Costituzione all’articolo 54, essere fedeli a certi principi. Pensare che se si è delle persone perbene. Gli altri ci guardano. E possono prendere esempio come noi. Dobbiamo prendere esempio da altri che si sono dati da fare prima di noi per darci una Repubblica democratica fondata sul lavoro trasparente. Ecco, tutto questo noi cerchiamo di farlo in avviso pubblico, agli uomini e le donne che decidono di fare i sindaci, gli assessori e i consiglieri, cerchiamo di fare formazione. Di prepararli, ma cerchiamo anche loro di trasferire delle esperienze. Affari? Un comune, come è successo, ha usato bene i beni confiscati. Su scusate il gioco di parole, se a Bari lo dice la Procura della Repubblica, lo dice la prefettura. Ai tempi del sindaco Decaro, credo anche adesso. Col sindaco Leccese si è sempre schierata in prima linea contro le mafie e la corruzione. Spazi che prima erano occupati dai mafiosi, quindi ha liberato spazi per diritto diritto di occupare uno spazio, ma poi spetta a noi cittadini il dovere di occuparlo quello spazio. Facendoci delle scuole, facendoci delle attività come fa il CSVE così via. Ecco, se a Bari hanno fatto delle cose positive le esperienze baresi, noi le facciamo conoscere a Napoli, a Roma, a Trieste, a Torino, a Milano, a Verona, dappertutto. Perché il bene c’è, bisogna metterlo insieme, diffonderlo e farlo conoscere. E cerchiamo di fare questo come?

Giampaolo Intino, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Avviso pubblico.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Grazie. Farò questo primo giro. Naturalmente, ripeto adesso. Entreremo. Vi invito naturalmente a se vengo domande o comunque a interloquire. Io non so se si sente bene il microfono. Perfetto Roberto, io mentre parlava Pierpaolo pensavo ad alcune paroline che magiche che lui ha citato. Vabbè la prima è la Costituzione, però voglio approfittare della tua presenza per una domanda che mi è sopraggiunta mentre mentre parlavo a Pierpaolo, cioè?

Relatore 4

Poi.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

È molto, molto interessante e ne nasceva da un episodio che viene raccontato da un grandissimo scrittore, Ermanno Rea Ermanno Rea racconta 1 1 episodio molto interessante sulla responsabilità e cita la storia di uno di un attore che quelli più della mia età. Ricorderanno bene che Philippe Leroy, che è Philippe Leroy, è lo yanez di Sandokan, è un attore molto famoso, ha fatto tantissimi film per i più giovani. Insomma, andate a cercarlo, perché ormai però qualche film suo va ancora, va ancora. E Philippe Leroy negli anni 80 in Italia era famoso come Fedez. Per intenderci. Cioè voi mi dite, oggi c’è ancora chi è più famoso di Fedez? Io sono ancora indietro. Però. Insomma, era uno famoso. Era uno che quando camminava per la strada tutti riconoscevano e a un certo punto. Lui si trova in Italia perché ormai ci stava da tempo e lo ferma un vigile e gli dice, lei è in contravvenzione per eccesso di velocità? E quello naturalmente concilia. Philippe Leroy, e quello lo riconosce, dice, ma lei è Philippe Leroy e yanez. Allora io non le faccio multa, quello dice l’attore, no, no, guardi, lei mi deve fare la multa, anche se sono un personaggio famoso e lui dice no, no, io la busta non gliela faccio e quello dice no, insisto, lei mi deve fare la multa e il vigile dice Io ho la divisa e qui decido io. Lei la multa non l’avrà.

Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico

Eh.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Philippe Roach era un po arrabbiato, secondo me con gli italiani dice gli italiani hanno questo senso di irresponsabilità. Amministrativa in tutte le cose che fanno. Roberto tutto questo giro per dire tu 6 1 giurista 6 1 uomo di legge ogni giorno nel tuo studio a parte il CSV che incontri tantissime persone. Però e poi nella tua attività professionale ogni giorno incontri cittadini che in qualche modo, giustamente, ti chiedono di trovargli una soluzione, no? Cioè si dice. Come qual. Il compromesso, appunto, tra giustizia e responsabilità nel quotidiano, cioè tu ogni giorno devi scegliere. Eh no Ezio, perché ti ho fatto questa domanda? Perché l’altro giorno il padre di Giulia Cecchettin? Ha detto. E si parla Giulio Cecchettini, sapete chi è? È la ragazza che sta assassinata l’altro giorno, cosa da da da questo ragazzo? E la il Padre Giulia Cecchettina se l’è presa. Ha detto, c’è il diritto di difesa, però non devi, non devi offendere a memoria di mia figlia. E io penso a Roberto che ogni giorno. Da avvocato deve tenere in equilibrio sizia la responsabilità. E la difesa, sono cioè. Come, come. Vive così ogni giorno, se hai un peso enorme.

Relatore

Sì.

Rosa Franco, Presidente Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Posso integrare la domanda, direttore, perché con. Roberto collabora col centro di servizio da quando è nato il centro di servizio, quindi no, Roberto era piccolino Quando ha iniziato. Io ti conosco come no 6 1 persona che ha 1 1 modo di porsi, di affrontare il rapporto con il il cliente, con il volontario, in modo che molte volte se uno non lo sapesse non direbbe. È un avvocato. Perché in genere gli avvocati sono hanno un po modo di fare da da avvocato. Con tutto il rispetto per il direttore che è stato avvocato, adesso ha deciso di fare altro nella vita no, mi colpisce sempre perché hai 1 1, atteggiamento, un modo di porti. Ecco, la parola giusta è umano. Va bene questo?

Roberto D’Addabbo, Coordinatore Area consulenza CSV San Nicola

Funziona? Sì beh intanto Buongiorno a tutti e grazie per i complimenti. Almeno per quello che io ritengo essere un complimento nella mia categoria. Non lo è tanto devo dire la verità, Eh, talvolta dei clienti, anzi mi accusano. Ci accusano. Insomma, chi? Chi ha questo tipo di approccio, di non essere così aggressivi, no, e così combattivi, in realtà non c’entra niente la combattività, ma c’entra evidentemente una sensibilità e un approccio in generale. Alle problematiche. Che sociali e giuridiche anche ora tanto la domanda che che mi poneva il direttore è una domanda molto, molto complessa. Perché dico solo che proprio sull’episodio che citava del padre di Giulia Cecchetti, io ieri ho fatto una discussione con mia moglie perché non so se qualcuno ha sentito. La tesi difensiva no del ragazzo che ha ucciso Giulia cecchettin. Che sostanzialmente tendeva ad escludere la premeditazione. Nonostante, diciamo, una serie di elementi che sembrerebbero schiaccianti in tal senso. E diceva, mia moglie, ma come fa quell’avvocato a sostenere di fronte no a questa vicenda così dolorosa, così evidente? AAA sostenere questa difesa, io le spiegavo che comunque tutti noi abbiamo diritto a la miglior difesa. Anche quando le prove sono le più schiaccianti e quando in questo caso non c’è dubbio sulla responsabilità. Chiaramente la tipologia di difesa può cambiare il tipo di pena. No, naturalmente l’avvocato è chiamato a fare il meglio per il suo cliente, anche andando contro a volte a quello che è l’etica, la il senso diciamo di giustizia comune. No. E quindi deve utilizzare tutti gli strumenti che ha a disposizione per difendere al meglio il proprio cliente se accetta l’incarico. Perché poi se ritiene, per questioni etiche, di non accettarlo, ovviamente è libero di farlo. E quindi? Ora io ho la fortuna, dico di non occuparmi di penale, quindi non faccio diritto penale, quindi queste problematiche etiche non me le non le affronto. E tuttavia anche io mi occupo. Nasco come avvocato in uno studio che si occupa di diritto del lavoro a difesa dei lavoratori e generalmente. Accompagnando le organizzazioni sindacali e quindi, come dire, sostenendo le tesi, diciamo, dei lavoratori come parte più debole il più delle volte. Mi occupo però anche di impiego pubblico. E di appalti. E quindi il tema che affrontava prima Pier Paolo lo conosco molto bene, lo faccio sia per le amministrazioni che per le aziende. Così come in ambito di pubblico impiego, spesso mi trovo ad assistere funzionari o dirigenti pubblici in procedimenti disciplinari o in procedimenti di licenziamento che derivano da episodi corruttivi o da indagini penali e quant’altro. E quindi diciamo che in maniera un po trasversale no affronto le varie tematiche, oltre poi naturalmente all’esperienza nel CSV che poi ha diciamo da da vent’anni. Quasi credo no, siamo più o meno quasi ai vent’anni. Che ha naturalmente ancora di più allargato, no la la la la mi ha dato questa opportunità di conoscere tutto un’altro mondo. E quindi di avere anche un punto di vista ulteriore, diverso rispetto a una serie di fenomeni di e di circostanze. Sì, e l’altra cosa che mi veniva in mente? Sempre dal dal discorso che che faceva Pier Paolo sulla corruzione. E un’altro tema su cui, per esempio, io spesso ho discusso con mio padre? No, perché quando eravamo a tavola vedevamo il telegiornale, si sentivamo di episodi di corruzione, ricordo tutto il periodo di mani pulite e così. Via. E ovviamente mio padre, che diciamo? Uomo di di di ideali, fermi di principi, naturalmente criticava fortemente no, tutti questi episodi. Ma com’è possibile? E io un po come dire, per spirito di contraddizione, no, come spesso si fa con i genitori. Mi arrabbiavo perché dicevo, ma guarda, sì, è vero, assolutamente, sono cose censura. Abili ma attenzione, perché il fenomeno corruttivo è talmente diffuso nella nostra società che noi non ce ne rendiamo conto. Poi vediamo questi episodi eclatanti, ma anche noi quando ad esempio tu hai bisogno di una visita medica, no, che fai? Non chiami l’amico per cercare di avere la migliore assistenza possibile? Il il primario oppure se. Io devo fare un esame all’università, magari non vedi se conosci il professore. E non dico mi raccomandi, ma cioè mi raccomando, c’è mio figlio, è un occhio di riguardo e così via con una serie di quando devo iscrivere mio figlio a scuola non faccio in modo di trovargli la classe migliore, il professore migliore. Ovviamente non sono forme ed episodi di corruzione. Questi però è una mentalità che.

Relatore

Può.

Roberto D’Addabbo, Coordinatore Area consulenza CSV San Nicola

Portare poi quando si occupano posizioni. Pubbliche quando si ha tra le mani. La possibilità di gestire denaro potere ovviamente influiscono anche possono influire se non si ha una struttura morale forte rischiano di ovviamente portarci verso questa deriva. Un’altra cosa che mi è venuta, scusate, io vado un po a braccio Eh, perché naturalmente non non avevo preparato un intervento. Un’altra cosa che volevo anche dire, perché me l’ha fatto ricordare Pierpaolo nel suo intervento. È 1, 1 citazione di un di un libro che a me è piaciuto molto e che mi è rimasta molto impressa. È una cosa tra l’altro, che dico anche quando facciamo i corsi con per il servizio civile universale. Ed è un libro di Philip Roth. Ho sposato un comunista e c’è 1, 1 classe, una scuola, un professore che diciamo ha è una figura importantissima per il protagonista del libro che diceva sempre ai ragazzi, Guardate, attenzione, la forma di trasgressione più grande è pensare. Non pensiate che trasgredire vuol dire colorarsi i capelli, mettersi l’orecchino, drogarsi, la forma più grande di trasgressione è pensare. Perché attraverso il pensiero si può essere, si si può avere conoscenza, si può avere capacità di critica. E quindi avere, diciamo, un ruolo molto più importante nel mondo. È molto più pericoloso per chi invece gestisce la cosa pubblica, per chi vorrebbe invece impedirci di pensare di conoscere per poter gestire al meglio i propri affari.

Relatore 4

Mettiti quello in alto a destra.

Roberto D’Addabbo, Coordinatore Area consulenza CSV San Nicola

E quindi secondo me il tema della responsabilità, oltre che ai grandi livelli, è innanzitutto un problema nostro, di responsabilità. Nell’approccio alle cose, nella capacità di conoscerle, di pensare e di ragionarci. E anche poi di sceglierci i politici, perché poi un’altro tema Secondo me, che mi veniva in mente anche nell’incontro di ieri sull’ambiente. E e quellochesiparlavaauncerto.no delle guerre che influiscono sull’ambiente. Ma le guerre poi sono sempre gli Stati che le provocano per la ricerca delle risorse. Ma gli Stati chi sono? I governi chi sono? Sono persone che dovremmo eleggere noi. No, e in carne e ossa. Ma soprattutto, che dovremmo eleggere noi o dovremmo mandare a casa noi? E allora anche forse voi non siete ancora in età di voto, ma lo sarete a breve, immagino. No. L’importanza anche di votare e di votare responsabilmente, di votare responsabilmente con la conoscenza. No. Di di cosa vuol dire quel voto ed è di quale influenza può implicare? Cerco di rientrare un po nel tema per chiudere il mio intervento. Ovviamente tutte queste cose che sembrano sconnesse non lo sono anche nell’esercizio della mia come di qualunque altra professione e quindi quando ci si trova di fronte anche.

Relatore 4

Ah.

Roberto D’Addabbo, Coordinatore Area consulenza CSV San Nicola

Non 1 1 persona che ha commesso un reato, però anche a un pubblico funzionario che magari è accusato di corruzione e vuole essere difeso nell’ambito di un procedimento disciplinare. Beh, naturalmente è chiaro che da un punto di vista etico intanto io non ho ovviamente tutti gli elementi e le condizioni per poter dire se quella persona effettivamente è colpevole o meno e non sta a me stabilirlo. E quindi io comunque gli devo garantire la miglior difesa. Però la difficoltà molto spesso è anche di far capire. Al cliente. Di che cosa eventualmente si è reso responsabile? Perché talvolta non c’è neanche la consapevolezza, no? Cioè molto spesso nel rapporto con. Io? Ecco, l’esempio più calzante è quello del pubblico dipendente che magari è accusato in via disciplinare di un episodio corruttivo e che a volte non c’è neanche la consapevolezza. Di aver commesso una cosa grave. Grave non solo da un punto di vista penale, ma grave per l’amministrazione, per la collettività. Quella è la difficoltà, naturalmente. Ripeto, non sta a me fargli la morale, però devo dire la verità che nell’approccio io tento sempre anche di far comprendere quantomeno la gravità di quello che ha commesso. Poi naturalmente la difesa giudiziale riguarderà alto. E naturalmente di fronte al giudice è giusto che io. Sostenga. Il più possibile la la posizione difensiva, però anche in questo voglio dire, l’approccio secondo me dovrebbe essere sempre in questi termini.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Roberto ci stai dicendo grazie a Roberto d’Addabbo innanzitutto e ci stai dicendo che come dire, l’avvocato anche educa. Io però a questo punto mi mi mi avete chiamato un po alcune domande e ne devo fare una ai ragazzi. Allora quando siamo entrati in sala? Abbiamo trovato la sala piena e le prime file vuote. Sono venuti i colleghi e m’hanno detto, come avete detto Gianpaolo, non ricordo la frase la sindrome da da prima fila. Poi è venuta un’altra collega, Cinzia, che sta organizzando e mi ha ripetuto la stessa frase, ha detto no, è la sindrome da prima fila. E io ho detto effettivamente la sindrome della prima fila, io mi ricordo che. A scuola ci si metteva, non so se si usa ancora così, si metteva la prima fila. Solitamente era quello che il professore Sgamava subito. Ecco, ho detto, Ah, quindi esiste ancora la sindrome da prima fila, nonostante siamo in un secolo diverso? E ho pensato, ma quelli della seconda fila?

Relatore 4

Ecco.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Diventano automaticamente quelli della prima fila. Eh, cioè se noi togliamo una fila, qualcuno che rimane dopo c’è sempre, o sbaglio? Perché adesso io guardo voi della seconda fu fila, adesso siete prima fila, quella c’è il gruppo terza fila, perché anche lì c’è la sindrome della seconda fila, ma le ragazze di terza fila sono diventate di prima fila. Scusate questo ragionamento, lo so che posso sembrare. Come dire, un ragionamento strano, però quello che voglio provare a capire è che se ci si toglie sempre qualcuno. Come dire, se qualcuno sfugge dalla responsabilità è chiaro che stiamo giocando in questo momento. Però se qualcuno fugge dalla responsabilità, la fregatura, scusate il termine, se la becca sempre. Qualcun altro finisce sempre così. Infatti voi che siete della prima fila adesso verrete, vi verrà chiesto cosa abbiamo detto? No, scherzo scherzo. Però insomma è quello è quello che accade. Quindi ecco un po il tema, noi possiamo parlare dei massimi sistemi, di tutte le cose importanti, però fondamentalmente secondo me sta storia della prima fila. È una cosa che capita sempre, cioè non compete a me, non sono responsabile. Io fai che sia l’altro a prendersi le responsabilità. EE facendo così poi è chiaro che quando arriviamo alla gente che scegliamo, diceva Roberto, ma quella gente la scegliamo noi esattamente per questo meccanismo. C’è stato 1 1 scrittore che ha detto? Eh no, no, attenzione, attenzione, perché i partiti li scegliamo noi. Però no, il problema è proprio questo, quante volte noi ci affidiamo, seguiamo con molta attenzione i sondaggi. Sui sui risultati elettorali. Adesso lo vediamo, adesso lo vediamo. No no, mi lasci terminare cortesemente, mi lasci terminare. Ecco, quante volte noi seguiamo i sondaggi elettorali e dice questo scrittore, Eh, ma guardate che questo è un modo per essere deresponsabilizzati tanto se questi sono i risultati previsti, io che ci vado a fare a votare? Tanto più o meno quelli sono quelle sono le persone. Ecco, tutto questo per dire che. Quello che a noi interessa in questo momento e non per giudicare, ma è quanto ciascuno di noi è parte di questo sistema? E arriviamo alla domanda vera. Perché la seconda, il secondo giro? Lo dico alle persone che sono sedute qui, ma lo dico soprattutto a. È seduto dall’altra parte. È il diritto alla difesa, il carcere. Oggi avremmo parlato con grado Colombo di questo tema. Allora a me è capitato molte volte di entrare in carcere non da non da detenuto. Eh, vorrei chiarirlo perché questa è una cosa che ogni volta mi dicono, Eh, devo specificare perché poi la prima volta che sono entrato in carcere, la prima volta sono entrato addirittura come avvocato. Poi dopo come operatore e tante altre cose, la prima volta che sono entrato in carcere mi ha colpito il fatto innanzitutto la chiusura di tutte queste serrature. Cioè se voi entrate una volta in carcere, la prima sensazione che avrete è questa sensazione che vi ho prima perché poi a voglia a dire che il carcere è un come dire Gardaland. Il carcere non è Gardaland, tu entri e senti le catene che si chiudono. E c’hai paura perché la prima cosa che pensi è, ma a me mi faranno uscire?

Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico

Io.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Prima volta. Risultato, mi sono inventato una cosa che non avevo commesso perché ho detto secondo me mettersi dentro. Diranno non uscire. Ho provata questa cosa e ogni volta che ci vado penso ai ragazzi, specialmente a quelli del fornelli, cioè il carcere minorile di Bari che alla vostra età per delle scelte, non perché sono stati soltanto sfortunati anche, ma anche per delle scelte, si ritrovano lì dentro. EE non possono più scegliere e soprattutto. Su di loro grava il marchio. A quel punto, una volta qui c’è una collega del CSV che fa la giornalista una volta in una sua trasmissione, quando alla domanda che cosa fareste? La gente che viene incarcerata? Le frasi erano appunto getterei la chiave e rilascerei marcire. La pena di morte a prescindere la pena di morte la si dà a prescindere. È meglio che marciscano in galera, questo lo diceva anche qualcun altro. Insomma, l’idea è che mi devo vendicare. E questa è un lavoro per cui avevamo invitato Gherardo Colombo. Cioè, loro sono, loro sono stati cattivi, loro sono gli respon. Abili e adesso scatti la vendetta, perché tanto questa cosa a me non non mi riguarda. Io sono in seconda fila, a me non toccherà mai questa cosa qua. E invece poi scopri che il confine proprio gli amministratori pubblici Pierpaolo no ci insegnano che il confine è labile. Oggi 6 1 sindaco famoso ieri abbiamo appreso la notizia che un sindaco di una grande città del della Lombardia è finito in carcere. Agli arresti domiciliari. Sì, e quindi oggi sei sindaco e domani? Ecco, questo confine riguarda tutti noi. Quindi tutto questo per dire che la la il secondo giro di domande è naturalmente che cosa vuol dire? Una volta che una persona ha sbagliato, che cosa chiediamo noi? La sensazione che la pancia del paese sia che la. La vendetta, ma la vendetta solo per qualcuno. E qui voglio provocare Pierpaolo, non vi farò domande. Cosa? No no, adesso stavo dando e quindi la vendetta solo per qualcuno e non per gli amministratori. Quindi partiamo magari da Pier Paolo Rosa e poi Roberto.

Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico

Allora? Proviamo a fare un po di ordine, perché? Voi ragazzi è giusto che siate anche partecipi, secondo me e come cerca di fare bene Alessandro e non solo ascoltatori. Io ritorno sempre alla Costituzione, che spero che a scuola leggiate. L’articolo 27 della Costituzione. Dice sostanzialmente che il carcere, la pena deve servire a rieducare le persone che hanno sbagliato. E la Costituzione italiana che, vi ricordo, è nata dopo. La la resistenza contro il nazifascismo e quindi è stata fatta da persone che in primo in prima persona hanno visto cosa significa essere irresponsabili e violenti. Loro si sono preoccupati di porre al centro di questi 139 articoli un principio importante che è quello della dignità umana. Allora? La Costituzione su cui Gherardo Colombo, fuori ci sono i suoi libri. Io vi invito a leggerli, sono molto belli. Ecco, un primo compito che dobbiamo darci tutti è conoscerla, la Costituzione. Perché allora se stiamo attenti alla Costituzione noi capiamo una cosa. Che se vogliamo vivere in città più sicure, perché il tema della sicurezza è molto legato al tema del carcere e della vendetta. Non possiamo esclusivamente affidare questo compito a chi indossa una divisa e una toga, la città è sicura non soltanto se ci sono più poliziotti, carabinieri, finanziari e magistrati. Ma la città è più sicura se le persone vanno più d’accordo fra di loro. Se le persone non stanno posizionate, chi fermamente su un punto e chi su un’altro, ma di fronte a una situazione divergente, più che cercare i punti che li distanziano, cercano i punti che li avvicinano. Pensate che in Italia. Un gruppo di famigliari, non di vittime di mafia o di corruzione, ma delle stragi in Italia negli anni 60, 70 e 80 ci sono state delle stragi terribili.

Relatore 4

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Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico

A Milano la strage di piazza Fontana. Alla stazione la conosco bene perché io ho fatto l’Università a Bologna. Se andate a Bologna, quando passate troverete il nome anche di qualche cittadino barese vittima perché si stava transitando, arrestate, si andava in vacanza, ci si spostava, si andava a trovare i parenti. La strage di piazza della Loggia a Brescia. Le stragi di mafia fatte a Milano, a Firenze, e a Roma, ecco questi familiari. Di cui l’ottanta per 100 non sa ancora chi è stato ad uccidere i loro figli, figlie, padri, madri, fratelli, sorelle. Non ha mai chiesto di buttare via la chiave, la maggioranza almeno, né di lasciare marcire in carcere le persone. Hanno chiesto a tutti noi di dare loro una mano a scoprire la verità e quindi questo significa non essere omertosi. Sì, chissà e chi ha visto parli. Primo. Secondo loro hanno creato un movimento chiamato della giustizia riparativa. Cosa ha voluto dire questo? Questa terra dato i natali a un politico importante, a maglie è nato Aldo Moro. Che il 16 Marzo 1978 a Roma, in via fani, fu rapito, i suoi 5 carabinieri di scorta furono tutti uccisi. E 55 giorni dopo lo hanno trovato nel pieno centro di Roma, in via caetani. Lui stava cercando di fare un’operazione importante che avrebbe cambiato l’Italia e probabilmente le sorti dell’Europa e del mondo. Che allora era diviso in due grandi blocchi, l’ovest che faceva capo agli Stati Uniti, l’est che faceva capo all’Unione sovietica. La figlia Agnese Moro. Si è più volte incontrata con alcuni di quelle persone che il 16 Marzo del 78 hanno sparato a suo papà. E agli agenti di scorta che proteggevano suo papà. E lei, come tanti altri, non ha mai chiesto la vendetta. Ha cercato di costruire un dialogo con queste persone. E queste persone grazie alla ricerca di un confronto. Hanno sofferto tantissimo e hanno capito l’errore che hanno fatto e qualcuno di loro ritiene che quell’errore sia irreparabile. Ma hanno deciso di provare a farvi fronte, andando anch’essi nelle scuole insieme. Per dire che è sbagliato, per dire che bisogna pensare prima alle conseguenze che può avere un certo un certo gesto, non dopo che non si può sempre pensare che la si fa Franca. Che bisogna stare attenti alle idee che abbiamo, perché se le idee sono idee che ci possono un po annebbiare la ragione, quelle idee poi provocano sofferenza in chi subisce la violenza, ma anni dopo anche in chi l’ha praticata. Allora le carceri oggi purtroppo in Italia non solo si dice sono sovraffollate. Ci sono più di 60.000 persone detenute in questo paese, sono circa 20.000 in più del previsto. Ma oggi le carceri non aiutano a rieducare le persone, anzi molto spesso il carcere sta diventando una scuola di criminalità. Per cui le persone quando escono? Sono portate a ripetere l’errore non solo perché trovano magari fuori dal portone il delinquente, il capobanda, il mafioso che li ha. Catturati tra virgolette prima EE gli ha fatto fare un percorso che li ha portati in carcere. Ma anche perché un pezzo della nostra società etichetta le persone.

Relatore 4

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Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico

6 1 carcerato io conosco per altre ragioni il tema della dei problemi di natura psichiatrica delle persone. 6 1 matto, sei pericoloso, allora? I matti nei manicomi. II, delinquenti nelle carceri. Funziona così. Beh, nel nostro paese ci sono state tante persone che hanno lavorato, hanno studiato, hanno dimostrato scientificamente che se noi innalziamo le pene, le pene ci devono essere. Ma devono essere proporzionate. Roberto ve lo può dire meglio di me alla gravità dei reati commessi. Quindi se si ruba una mela in un supermercato c’è una pena, se si ammazza una persona o più persone, ce n’è un’altra. Altro, ma studi scientifici rigorosi. Dimostrano e hanno dimostrato che pensare di stare meglio inasprendo le pene. Incarcerando le persone non funziona o funziona in parte. Quindi accanto alla repressione serve quello che fa il CSV, libera, avviso pubblico, l’arci, tante altre realtà. Serve un’attività di prevenzione. La scuola è una cosa importantissima, io torno. Dirvelo, le associazioni, i ragazzi sportivi e sociali, quello sono importantissime. Le famiglie sono una cosa importante, ma non possiamo dire che educare in un certo modo i ragazzi. E io dico, bisogna che ci educhiamo di più. Anche noi adulti spetta solo a qualcuno. Dobbiamo creare un sistema di educazione. Perché dalle piccole cose che poi si costruiscono le grandi cose, nel bene e nel male, chiudo. Qui, mi pare, a Tricase è venuta a vivere o vive ogni tanto un’attrice fantastica che si chiama Ellen Mirren. Io mi mi piacerebbe tanto e sono disposto a ritornare se lo organizzate, ma non perché voglio fare il personaggio perché merita. Andate a vedervi o proiettate a scuola un film che si che si intitola Wonder wild Bird. È un film bellissimo che racconta la storia di una ragazzina francese ebrea. Che una mattina vanno nella loro scuola e i tedeschi nazisti portano via tutti i bambini, ma lei viene salvata da un suo amico di scuola. Eccetera eccetera, ma ellenmire, che è la protagonista, è la nonna che racconta. Lei che. È diventata grande, racconterà la storia a suo nipote che è stato espulso da una scuola per ragioni di bullismo. E l’emiren non non dirà tante parole suo nipote, ma gli dirà una cosa che io mi sono permesso di di dire ai miei figli, a Giacomo e a Giovanni. La gentilezza ha un potere fortissimo. Se fossimo tutti piu gentili ogni giorno vi assicuro che avremmo meno carceri e più scuole, più ospedali e staremo molto molto meglio.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Grazie Pierpaolo rosa su continuiamo su queste. Crinale.

Rosa Franco, Presidente Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Sì, sono pentita. Molto provocata da gli interventi di. Pierpaolo scusa Pierpaolo, ti offrirò qualche cosa di per essere perdonata e di Roberto?

Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico

No, non preoccuparti.

Rosa Franco, Presidente Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

La domanda che mi sono posta mentre voi parlavate vabbè, ho diciamo una certa età per cui sono interessata a seguire. Le vicende politiche a seguire quello che succede nella nostra città, tutta la storia che c’è stata, antimafia eccetera eccetera, ma. Io. Io come persona, come semplice cittadina. Che c’entro? Sì, ero in piazza quando c’è stato il la manifestazione a favore di Decaro, ma poi. Allora mi sono ricordata, mentre voi parlavate di una bellissima testimonianza. Della moglie di Luigi calabresi. Il piano più. I meno giovani sanno chi è lui. Chi era Luigi calabresi? No 1 1 Commissario che fu ucciso. E sua moglie ha portato avanti, diciamo tutta una serie di iniziative e abbiamo ospitata tre anni fa al al meeting. E. Li ha riportato questa sua, diciamo, esperienza. Cioè ho seguito sempre tutti i tutto il processo a carico del degli. Di di coloro che avevano portato. All’organizzato e di fatto. Realizzato l’uccisione di mio marito. Cioè la cosa che mi colpiva mi ha colpito, per cui. Dal volere giustizia, ma non in quel modo cattivo, cioè non la vendetta, è giustizia che fosse fatto chiarezza su quello che era successo. In quel in quel periodo è per l’uccisione di mio marito, l’omicidio di mio marito, cioè la cosa che mi ha colpito è stato vedere uno di quelli che aveva. Ucciso mio marito abbraccia era in carcere, quindi durante il processo era dietro le sbarre no famosa gabbia e dice questo quando si è avvicinato al il figlio a questa persona. E a questo assassino. L’assassino ha guardato suo figlio con occhi pieni di commozione e attraverso le sbarre l’ha baciato ha detto, li mi è scattato il perdono perché ho capito che io chi sono io? Che posso giudicare il cuore dell’uomo? Questo perché ve lo dico, perché tra l’altro. Due anni fa per la prima volta ho avuto. L’anno scorso, non ricordo più l’esperienza di fatto, l’esperienza di entrare al fornelli. Non ero mai stata. E ha ragione Alessandro quando dice ti dà proprio, ti ti prende questo sentire queste chiavi che chiudono questi cancelli il fornello. I ragazzi, per chi non lo sa, sono. Ci sono i ragazzi della vostra età Eh, che hanno commesso piccoli o grandi reati. Vorrete guardare un stare di fronte a un ragazzo di 15, 16 anni che avrà potuto commettere tutti i reati che volete, ma è un ragazzo di 15, 16 anni, cioè non puoi dire qua bisogna fare giustizia, ma giustizia la facesse, la facessero nelle lauree. Dei giudiziarie. Io, io come faccio a guardare te che sai che hai sbagliato? Giudicando dalla mia grande bontà, dalla mia grande generosità, dal mio grande perbenismo o dal mio grande moralismo? Se quel quel io sono convinta, allora il perdono intanto non è una cosa che si merita. Guardate il perdono come dice la parola, è perdono. È una cosa che hai gratis. Non è un merito, va bene. Il perdono, però. Se non però il perdono consente all’altro poco tanto. Cioè io sono convinto che quello sguardo lì portato su quei ragazzi di 15, 16 anni che potevano essere i miei nipoti, no, probabilmente poco, tanto sarà stato un sollievo per loro. Non dico una possibilità di. Di conversione no, ma sicuramente un momento in cui uno si è sentito il cuore caldo. Allora io dico, io non riesco a. Cioè capisco che esista la giustizia, no, la giustizia bisogna farlo. Cioè se uno uccide deve essere pure condannato, no? Però quella io come? Ecco, come cittadino, come persona no, come posso riabilitare? Non c’è bisogno che non ho la possibilità di fare l’educatore, l’operatore no. Nelle carceri però ho la possibilità in un incontro, fosse anche di un minuto, guardarlo con uno sguardo diverso. Ma guardate, non bisogna andare in carcere, credo. Non si sente? Non bisogna andare in carcere, guardate come fate a stare di fronte agli vostri amici compagni che vedete bullizzati. Od essere nei un gruppo di persone che. Commette. Te piccole o grandi azioni di di di teppismo o anche guardate la droga no? Ma come fate a fare vicino al al vostro amico che si si è fatta la canna 1 2 magari è partito pure e dire ma sì, ma che ve ne frega di quello e non guardarlo come con uno sguardo diverso, con un’umanità diversa. Quello che io continuavo a pensare in questi giorni è che il primo nemico dell’irresponsabilità è l’indifferenza. Cioè quando l’altro no si diceva prima a cosa mi interessa? Ma vabbè, ma tanto è una cosa che è lontana da me, no? Per cui non so se ho ci ho risposto, ma proprio di di getto mi viene di dire, ma io che c’entro questi poveri ragazzi poveri, insomma. Fa perché ragazzi che c’entrano, poveri ricchi che c’entrano no, di fronte a quello che diceva.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Poveri ricchi.

Rosa Franco, Presidente Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Paolo, no, niente, niente, mi viene. Pierpaolo, scusa, non mi viene. Pierpaolo, no, è Giampaolo che mi ha è il mio gorilla. Anzi, visto che ci sta, posso allora visto che ci sta il mio gorilla, Giampaolo, dove sei? Allora Giampaolo? È un Gianpaolo. E vieni qua. Giampaolo è un ragazzo un po più grande di voi. Colla, voi lo conoscete, perché gira nelle scuole, no? E da essere, cioè si incuriosito. E ho voluto ha chiesto al direttore di entrare a fare volontariato in carcere, carcere dei fornelli, per cui questo era il tiro mancino che ti avevo assicurato. Adesso vabbè in 5 minuti racconta qual è l’esperienza tua all’interno del carcere.

Giampaolo Intino, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

OK, Buongiorno a tutti. Prima di tutto io non sapevo che cioè avevo in realtà subodorato che qualcosa del genere mi sarebbe accaduto. Però va bene, a parte gli scherzi, sì. Quest’anno il direttore e la Presidente mi hanno dato l’opportunità di andare all’interno del fornelli del carcere minorile. Per svolgere alcune attività con i ragazzi che sono lì, che sono lì detenuti, perché? Vabbè, la la risposta istituzionale è stata già data perché il carcere è un luogo rieducativo, deve essere un luogo rieducativo soprattutto per dei ragazzi giovani come voi, perché lì si va dai 15 anni più o meno fino ai 18, anche se ci sono anche realtà dei maggiorenni che commettono reati quando erano minorenni. Poi quei reati passano in giudicato, però loro sono già cresciuti e quindi comunque anche se c’hai 21, 22. 23 vai a calcio nel minorile. Comunque la risposta istituzionale l’hanno già dato benissimo tutti loro. Però ovviamente tu ti devi dare una, cioè ti devi fare la domanda, perché ci stai andando nel carcere? Cioè perché tu ci vuoi andare? Che cosa vuoi fare? Io me la sono fatta, non è così semplice. La risposta me l’hanno data i ragazzi. Guardate ragazzi, perché come si diceva anche prima ognuno pensa che tra noi e il carcere ci sia una distanza enorme, cioè ci sia un io non potrò mai finire in carcere, cioè ci finiscono solo un certo tipo di persona. Finisce in carcere che nasce un certo tipo di famiglia, quello che va un certo tipo di scuola o che non. Va a scuola. Però non è così. Cioè quando ti trovi davanti a dei ragazzi che hanno le le le facce, le le abitudini di tutti quanti noi sembra un discorso banale, però una volta che ce l’hai di fronte non è così. Questa cosa ti ti provoca molto, ti fa capire veramente che non c’è veramente pochissima differenza tra te e la persona che hai di fronte. Oltre che ricevere un’offerta di lavoro per fare, per fare lo spallaccio ne ho ricevute parecchie. Sto facendo carriera? Sì. Un ragazzo, un ragazzino di c’ha 16 anni. Qualche giorno fa mi ha avvicinato, mi ha preso da parte, mi ha fatto un’offerta di lavoro. Mi ha detto, Senti, tu vieni con me, questo di posso dire di dove viene, di Foggia. Vieni con me? Non devi fare niente, devi solo stare accanto a me. Io e lui era serissimo quando lo diceva, Io ti do 3.000 € al mese. Che è una mia settimana, io guadagno 36912 12.000 al mese. Io ti do lui, il ragazzo di 16 anni, io ti do 3.000 € al mese. Tu vieni con me in giro, ti do la casa, ti do la macchina. Sono in famiglia, stai vicino a me, non ti porto con me a fare i reati, devi stare solo vicino a me se c’è qualcuno che un po mi rompe. Dai uno schiaffo. Basta. Questa è stata l’offerta di lavoro. Infatti sono andato diretto, non mi sono licenziato e partirò per Foggia settimana prossima. Vabbè, sto scherzando.

Relatore 4

Questo è un attimo.

Giampaolo Intino, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

E che sono sei in passo pure i tre.

Rosa Franco, Presidente Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Mila euro? No, scusate, la prevenzione vuole che non lo licenziamo.

Giampaolo Intino, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Eh sì.

Rosa Franco, Presidente Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

E che non li respingiamo le dimissioni? Questa è la prevenzione.

Giampaolo Intino, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Purtroppo non hanno accettato le mie dimissioni. Vabbè, a parte gli scherzi veramente. La cosa che ti lascia? Ma veramente? Atterrito, almeno a me. Per me è stato così. Sono le facce, perché noi, anche tutti quanti, più o meno tutti, avete visto mare fuori? No, più o meno non c’entra assolutamente nulla. Ma non solo per il fatto che il carcere minorile è separato da maschi e femmine, non solamente per quelle. Ma. Per, cioè per le persone che lo abitano, per la per la tipologia di attività e di cose che fanno all’interno del carcere, di come sono loro. E sono le facce che ti colpiscono, cioè ci sono ragazzini che tu non diresti mai e che sono lì dentro per cose veramente. Toste. Tu ti fai la domanda e dici, ma perché? Cioè cos’è che è andato storto se vogliamo usare questo termine nella loro vita che li ha portati da magari una perché non sono tutti diciamo figli o appartenenti a famiglie? Che che hanno avuto a che fare con la criminalità? Eh perché questo è anche 1 1 questione, perché uno si immagina il carcere pieno, soprattutto minorile, pieno di ragazzi che sono figli di famiglie, ma non solo. Non è solamente quello, anche sicuramente, però non è solamente quello. E quindi la la questione è proprio questa, cioè mi ha colpito le loro facce, che potevano essere le facce delle persone che io vedo qui davanti tranquillamente e che pure stavano dentro un carcere. E quindi quello che abbiamo fatto noi, che abbiamo fatto con con il CSV soprattutto è stata un’attività incentrata sulla famiglia. Quindi sugli affetti familiari abbiamo fatto varie attività con loro e loro piano piano si sono aperti. E vi lascio con quest’ultima, con quest’ultima esperienza, con quest’ultima cosa c’erano dei ragazzi più turbolenti che veniva al corso una volta sì e una volta no. Perché era in isolamento? Perché si era menato con qualcuno? Che aveva un fratellino molto piccolo, lui c’ha 17 anni, questo fratellino non aveva manco un anno. E noi, parlando con lui appunto della famiglia, lui mi diceva, Ma tanto io lo so perché noi stiamo parlando così. Appunto siamo vi stavamo dicendo, ma tu che cosa diresti a tuo fratello? Cosa? Quando quando cresce e dice, io posso dire tutto quello che voglio, ma io lo so che lui alla mia età sta qua. Sta qua con me, ce l’ho con me pure, io sono andato in quello dei grandi. E tu gli dici, ma perché? E lui dice, perché? Perché come sono cresciuto io, per quella che è la mia famiglia, per per tutte le esperienze che ho fatto io, lo so che lui finisce come me. EE Limona, mi vuoi lasciare con questa cosa triste? Però il punto è. Vedere e capire che la questione del carcere c’è molto più vicina di quanto noi pensiamo. E che noi possiamo fare tanto. E come diceva prima appunto il dottor Romani delle scuole, soprattutto nelle scuole, cioè questa cosa mi ha dato anche una spinta in. Per il. Per il lavoro che faccio, che è lavorare con le scuole. Che è fondamentale. Perché per capire che è una cosa che ci riguarda, è una cosa che riguarda anche. Grazie.

Relatore

A tutti.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

C’è una domanda?

Relatore

Sì.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Sì, sentiamo.

Relatore 7

Anche con con. Un premio rispetto. A 1005 100 € al mese. Sappiamo di che stiamo parlando, i ragazzini vengono all’incappi come. 500 € di tasca che anche i nostri studenti non la vedono proprio in un anno di pagelle.

Relatore 8

Come facciamo a.

Relatore 7

Capire questo punto dalla vostra differenza, grazie.

Rosa Franco, Presidente Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Un’altra domanda.

Relatore 8

Una considerazione, prima il dottor Romano diceva parlare della Costituzione, l’articolo 27, eccetera. Prima si accennava la Costituzione e alla pena che sia umana, eccetera. Anch’io sto nelle scuole, vado un po con Gianpaolo, Gianpaolo è mio figlio.

Relatore 4

Visualizza quello in alto a destra.

Relatore 8

E anch’io sono nel CSV. Quello che io sto imparando è che la dignità umana. Di cui. Per cui la pena deve sempre essere umana. Fare il paio con un’altra cosa che dicevano i nostri costituenti, che la Costituzione è anche programmatica, quindi la dignità umana. Sulla dignità umana io ci devo lavorare. Lavorare sulla dignità umana significa che quello sguardo che Gianpaolo. Ha sui detenuti. Io voglio imparare ad averlo su chiunque. Così non c’è più il bravo e il cattivo. Ma ci sono io che ho la dignità di esistere, di essere felice, di essere perdonato. Di essere amato. E ci sei tu che hai la stessa mia dignità, cioè lo stesso mio desiderio di vivere. Aldo Moro hai citato, anch’io ho sentito Agnese Moro che ha detto però una cosa terribile. Mio padre fu arrestato nel 42 sotto il fascismo, perché entrò in università e disse semplicemente, per questo fu arrestato Aldo Moro. La persona viene prima di tutto, è Mussolini lo dice arrestato per questa frase. La persona viene prima di. E ha detto, io quando la risento mi sento interna. Mio padre per questa frase. È stato arrestato. E parlando, non voglio entrare nelle questioni politiche di quel tempo. Però Moro fu ucciso. Anche, anche poco, poco, ma anche per la linea della fermezza. E lei dice. La prima volta? Lo hanno arrestato. La seconda volta per quella stessa frase è contro quella frase. Me l’hanno ucciso. Ripeto, non voglio farne una questione politica. Però capite la portata oggi, non di Nuoro eccetera eccetera, ma per ciascuno di noi. Tutto qua. Volevo chiedere a romano.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Vai.

Relatore 8

Scusami oggi se approfondisci questa questione della di questo sguardo a cui l’articolo 27 ci chiama.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Allora c’erano ripeto delle due domande, le accorpiamo insomma nelle vostre risposte perché ci rimane meno tempo naturalmente. Poi magari se c’è qualche domanda anche da parte dei ragazzi, io continuo a ad auspicare un’assunzione di responsabilità. No, scherzo. Roberto può intanto.

Relatore

Io. Anche qui la.

Roberto D’Addabbo, Coordinatore Area consulenza CSV San Nicola

Domanda è è complessa e non io personalmente non ho la risposta, però voglio dire un paio di cose, anche perché poi tra le altre cose io mi occupo anche di del comparto scuola e quindi ho molto molto molti rapporti con i docenti e quindi capisco le difficoltà che hanno nel trasmettere certi valori. Della propria nella relazione anche con i ragazzi è complesso, io dico una cosa, non c’è 1, 1 modo diretto per convincere i ragazzi a non essere attratti. Da quel tipo di di esperienze, di di soprattutto di possibilità. Secondo me è sempre 1 1 discorso diciamo di capacità di trasmissione di valori etici, l’importanza. Della. Come dicevo prima di trasmettere l’interesse rispetto ai temi che poi sono affrontati a scuola, l’importanza dei valori della generosità, come diceva Pier Paolo. E per questo Io credo che forse bisognerebbe. Beh, pensare alla funzione docente con, come dire, una maggiore responsabilità, con una maggiore vocazione, purtroppo non non non capita spesso devo constatare che si arriva, diciamo a al mestiere di docenti con una vocazione, con una passione. Molto spesso purtroppo è una soluzione, come dire per molti. Alternativa rispetto ad altro EE questo ovviamente poi si trasmette nell’incapacità di coinvolgere gli alunni sulle tematiche, sulle questioni di interessarli, di accattivarli. Ovviamente non è questa la soluzione, perché poi ci sono tanti altri aspetti esterni. Se ho altri due? Volevo però raccontare un’esperienza che secondo me è molto pertinente col tema, soprattutto anche con il richiamo all’articolo 27 alla funzione rieducativa della pena, perché a me capitò all’inizio proprio della mia professione, non avevo neanche avvocato e ancora praticante di dover difendere in sede disciplinare un educatore professionale. È una figura che ancora forse residua, ma esiste ancora in credo negli istituti, nei convitti. Che fa parte della scuola. Questo educatore professionale fu coinvolto in una vicenda penale molto grave perché fu accusato e fu condannato per rapina a mano armata, dove ci fu anche 1 1 morto. Parliamo di una cosa, ovviamente non faccio nomi, ma parliamo di una cosa che accadde trent’anni fa, io mi trovai a difenderlo dopo che lui scontò 10 anni di pena in carcere. Quando successe aveva era giovanissimo anche lui, aveva 25 anni, quindi uscì dal carcere dopo 10 anni. Fece un’esperienza bellissima in carcere, forse per i tempi, innovativa perché fece tutto un percorso al carcere di Trani, credo. Teatrale di di rappresentazioni teatrali dove lui faceva proprio la regia, avendo comunque un, come dire, un. Un’esperienza come come docente, come educatore professionale e a me capitò di assisterlo perché quando uscì dal carcere. Naturalmente lui era sospeso dal servizio, c’era il problema di poter dover rientrare a lavorare. E naturalmente l’Ufficio scolastico all’epoca si chiamava il Provveditorato agli studi, gli fece, appena finita la detenzione, un provvedimento, una si chiama una contestazione disciplinare, avvio del procedimento finalizzato alla destituzione, cioè al licenziamento. E io mi trovai a doverlo difendere di fronte alla Commissione disciplina che era formata dal provveditore all’epoca, più tanti altri funzionari proprio. Valorizzando il fatto che, perché giustamente, l’Ufficio scolastico diceva, ma come può una persona che si è macchiata di un reato così grave rientrare nelle scuole e avere a che fare con i ragazzi? Io invece? Fondai tutta la mia difesa proprio sul fatto che proprio perché un educatore e ha, diciamo l’opportunità di rapportarsi con dei ragazzi che ha fatto questo percorso, ha commesso un gravissimo errore.

Relatore 4

Visualizza quello in alto.

Roberto D’Addabbo, Coordinatore Area consulenza CSV San Nicola

Io ovviamente non sapevo e non ho indagato se realmente era stato responsabile o meno. Non vi dico poi la vicenda, però ovviamente a me interessava il percorso che aveva fatto dopo, cosa era diventato dopo. E la possibilità di. Rapportarsi con i ragazzi proprio partendo dalla sua esperienza e da questa, diciamo.

Relatore 4

Cambiati e mettiti quello in.

Roberto D’Addabbo, Coordinatore Area consulenza CSV San Nicola

Opportunità che ha avuto nel carcere.

Roberto D’Addabbo, Coordinatore Area consulenza CSV San Nicola

Riformarsi e di trasmettere questa cosa ai ragazzi. Beh, ora non so se per mie capacità o per per diciamo altre ragioni, devo dire che con mia sorpresa, anche perché non me l’aspettavo, non fu licenziato, è tornato a svolgere la funzione di educatore. Ora io diciamo l’ho l’ho perso di vista da perché poi ci siamo visti e sentiti per molti anni do. Ha anche un percorso, diciamo in attività sportive molto importante, quindi è una persona che da quell’errore, da quell’esperienza terribile, devastante, è riuscito a ricrearsi un’esperienza e sicuramente a trasmetterla sia nell’ambito scolastico che in ambito sportivo, perché lui allena squadre giovanili, quindi trasmette anche nel nello sport dei valori che evidentemente lui ha maturato. Quindi? Questo per dire che anche, diciamo, da situazioni così terribili c’è. La possibilità di rinascere di e di trasmettere, diciamo questi valori, quindi la funzione rieduativa è fondamentale. Ovviamente poi le strutture devono essere naturalmente in grado di di garantire queste forme rieducative e queste forme alternative.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Grazie Roberto, ringraziamo.

Relatore 4

Sfoglia per categoria Giochi a richiesta.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Pierpaolo c’era. La prima domanda è rimasta, come dire, sarà quella che ci porteremo poi a casa. Penso, perché che cosa si può fare? Che fare?

Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico

Allora intanto volevo ringraziare la prof, la professoressa per la domanda che ha posto, vi prego di pazientare 5 minuti, sono le 48, tra poco abbiamo finito. Non è facile resistere alle tentazioni. Ve lo dico perché se a scuola magari qualche professore professoressa che sicuramente è sensibile, una mattina vi fa fatto una riflessione sulla demografia. Scoprirete che in Italia, rispetto ai 59 milioni di abitanti che siamo, i giovani sono una piccola parte. E visto che scalano le nascite, i giovani sono destinati ad essere sempre di meno, mentre gli anziani sempre di più. Fino ai 17 anni i giovani non votano, gli anziani votano tutti, quindi i politici sono più attenti a chi vota rispetto a chi non vota. Allora bisogna, come c’è questa R storta, dire che la R va raddrizzata togliendo magari la IR davanti e dire che la politica deve essere responsabile di investire sui giovani. Primo, secondo. Io penso. Ve lo dico sotto tutte le vesti che mi sono presentato. Che la vita è una sola. Che nonostante le difficoltà che ci sono, perché ci sono, adesso che avete 15, 16 anni ne avrete alcune, fra qualche tempo ne avrete altre. Primo fra tutti, secondo me, è quello di trovare un lavoro sicuro, stabile e dignitoso. Ma la vita merita di essere vissuta, non di essere sprecata o buttata via. Terzo, se attorno a noi ci sono dei degli amici e delle amiche in difficoltà. Non vanno allontanati o giudicati, proviamo a dedicare loro un momento di ascolto. Uno sguardo, un ti voglio bene, io sono testimone di una situazione a me molto delicata e vicina che quel ti voglio bene ha salvato una persona una domenica mattina.

Rosa Franco, Presidente Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Quarto.

Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico

Mi piacerebbe che nella vostra scuole venisse un mio grande amico che si chiama Andrea Franzoso, che era un dipendente pubblico che ha denunciato il suo presidente perché questo Presidente faceva pagare le multe, i film porno dei suoi figli, le entrate allo stadio, eccetera eccetera con i soldi dell’azienda pubblica lombarda. È diventato un esempio perché lui ci ha messo la faccia sulla denuncia e ha scritto un libro molto bello che si intitola Ero un bullo, il cui protagonista si chiama Daniel Zaccaro, che è un ragazzo di Quarto Oggiaro, che è un paese dell’hinterland milanese molto difficile.

Rosa Franco, Presidente Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

È stato nostro ospite.

Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico

Ah perfetto, lo sapete bene, ne ha fatti di tutti i colori. Con l’aiuto di tante persone, tra cui un sacerdote, oggi Daniel fa l’educatore, va come Gianpaolo, che ringrazio vivamente per la sua testimonianza. A parlare ai ragazzi per dire che cosa? Che c’è sempre una possibilità di cambiamento, ma bisogna anche accettare di farsi aiutare e quando si vede qualcuno che è nel bisogno, provare. Ad aiutarlo? Quinto, mi piacerebbe tanto. Che poteste una volta che avete messo a frutto un po di idee, se vi sono parse interessanti alcuni passaggi di oggi da parte di ciascuno di noi? Che prima della fine dell’anno scolastico vi prendeste un impegno, sostenuti magari dal CSV? Non so se da avviso pubblico o da altri, ma giraste un video per tik tok.

Relatore 4

Per.

Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico

Instagram. Dove con onestà? Siate voi a far capire che la vita merita di essere vissuta sulla base dell’essere e non dell’avere. Perché basare la vita sull’avere? Io sono reduce da una recente visita a Napoli, a Napoli negli ultimi tempi, quando ci sono delle lenzuola bianche stese per terra. Quando si alzano sono spesso di ragazzi che hanno l’età che diceva Giampaolo, che sono vestiti di firma, dalla testa alle scarpe. Hanno maglie della North FACE. Scarpe Nike, quelle dei maranza, no? Hanno smartphone l’iphone 16 pro o plus, cioè hanno tutto ciò che molti di noi desidererebbero avere, ma quando li scopriamo che hanno dei volti anche belli, non esistono più. Non è come in un videogame che c’è il restart, ripartiamo, è finita. È finita, non c’è una seconda vita. E questa finitezza della vita? È una cosa brutta per chi l’ha subita, ma per chi resta, soprattutto anche. Perché ci sono dietro famiglie? Magari mogli o mariti, anche in giovane età, fidanzati o fidanzate, e allora perché buttare via la vita? Perché farlo? Se ho un minuto chiudo i facendovi due inviti, il primo andate oltre far questo sul su Youtube. Io arrivo da una regione che è il Veneto, dove il 5 ottobre scorso ci ha salutati un ragazzo che sembrava molto vecchio ma che in realtà era molto giovane e molto più adulto di quello che si pensava. Questo ragazzo si chiama Summi Basso. Sammy aveva la progeria, che era una malattia che si si può tradurre come invecchiamento precoce. Allora gli hanno detto, Ma Senti, ma tu quando sei NATO? Cosa hanno detto ai tuoi genitori? Ai miei genitori hanno detto, non ci sono speranze. Morirà forse a 13 anni, a 12 anni. Fatelo vivere il meglio che sia possibile, comprategli ogni cosa, portatelo ovunque. I genitori di sammi basso e sammi basso hanno investito la loro vita non sull’avere ma sull’essere. Hanno creato un’associazione, hanno stimolato la ricerca. Sammy ha fatto le scuole, è stato aiutato dai suoi compagni, ha fatto l’università, ha messo insieme i più grandi ricercatori del mondo sulla progeria e pochi giorni prima di morire lo trovate. Nelle sue ultima intervista, lui ha Detto questo, io lo so. So che le medicine che sto provando io per me non avranno un effetto di salvezza. Ma so che ce l’avranno tanti altri bambini e bambine dopo di me, ed è per questo che la mia vita è bella, perché io ho cercato di fare qualcosa per gli altri. Ecco la differenza tra il basare la vita sull’avere e sull’essere. Perché se fai qualcosa per bene per gli altri, troverai sempre qualcuno che ti dirà magari, ah, ma quel giorno a Bari che ti ho visto, che ti sei impegnato poi a scuola a fare quel video che dei miei amici hanno visto e *****, ma è scappata. Scusate, non hanno preso una strada sbagliata, ma oggi hanno preso una strada giusta. Questo è quello che conta. La seconda storia è di un bambino che si chiamava Domenico Gabriele. Si chiama Domenico Gabriele detto Dodò, calabrese, non pugliese. Vivevo in una famiglia un po difficile, ma non perché fossero dei delinquenti suoi, perché erano in difficoltà economiche. Immaginate che la mattina quando apre la porta questo bambino non gli davano 3.000 € Giampaolo, ma gliene avevano promessi forse qualcuno di meno, ma che servivano. La famiglia. Questo bimbo aveva due strade. La strada della ndrangheta o la strada della scuola? Dodò sceglie la strada della scuola, pensate che arriva a scrivere una lettera. Allora era presente del Consiglio Berlusconi e gli dice, Senti Berlusconi, tu che sei capace fai tante cose, sei capace di trovare un lavoro a mio papà? Perché noi stiamo in difficoltà e insomma stare in difficoltà a essere poveri oggi vuol dire non mangiare a colazione, a pranzo e a cena vuol dire saltare qualcuno di questi pasti, vuol dire non avere case riscaldate o raffreddate. Vuol dire avere vestiti di seconda e terza mano e non nuovi. Questo si tratta. Vuol dire non poter andare a scuola. Bene, una sera lui va su un campo di calcetto a Crotone.

Pierpaolo Romani, Coordinatore Nazionale di Avviso Pubblico

E arrivano i bulli, quelli che pensano che conti avere, no, professoressa, avere i soldi perché dai la droga ai tuoi amici, avere il motorino, avere il Rolex, eccetera, avere lo smartwatch dell’iphone e così via. Sparano e un colpo gli arriva in testa a Dodò. Ve la faccio breve, lo portano a Catanzaro tre mesi dopo questo bambino muore. Allora cosa fa la maestra a scuola? Dice, Oh, hanno ammazzato un nostro amico, hanno ammazzato un cittadino di Crotone. Noi non possiamo far finta di niente. Cosa cosa provate? Tenete presente che Dodò era un’amante del calcio, Adorava Alessandro Del Piero, quindi lui si era fatto eleggere capoclasse con l’idea che era il capitano della sua squadra, che era la classe e si era voluto ****** in mezzo alla classe. Sapete perché? Perché diceva così, tutti vedono me e io vedo tutti loro responsabilità. Relazione, non indifferenza, non rassegnazione, non cinismo, un bambino di 10 anni di Crotone. Una bambina. Quella mattina che discutono, a un certo punto si alza in piedi. E dice, maestra? C’era ancora il diario, allora? Non so se c’è. Adesso. Guarda che Dodò ha scritto una cosa sul mio diario. La maestra rimane un po colpita e dice, per favore, puoi leggere? E la frase è questa, io ci sono tre parole, io ci sono. Prende coraggio un’altro bambino dall’altra parte della classe dice, maestra, l’ha scritto anche sul mio diario. Poi si alza un’altra bambina, un’altro bambino. Si alzano tutti alla fine perché prendono coraggio. Parte 1 1 io, ma diventa un grande noi. E che cosa voleva dire la maestra chiede, come si traduce questa frase che vi ha scritto Dodò? C’è un grande momento di commozione in classe. Finché 1, 1, bambina, un bambino dice, te lo spiego io maestra. Cosa vuol dire? Vuol dire che Dodò alcuni giorni della settimana diceva ai suoi genitori, vado a fare l’allenamento al calcio e uscivo un’ora prima dell’inizio degli allenamenti. E nella borsa del calcio non metteva solo la maglietta e le scarpe, le mutande, il ricambio, ci metteva i libri. E si fermava a casa di qualcuno di noi perché era bravo lui a scuola ad aiutarci a fare i compiti. Allora un grande educatore che si chiamava Lorenzo Milani, nella sua scuola di barbiana, dove insegnava dei bambini Montanari che anziché spalare la ***** delle mucche, come sarebbe stato il loro destino? Gli insegnò a pensare a conoscere e a vivere. Fece dipingere un grande sole giallo con dentro scritta i care, che era la scritta dei giovani americani. Che vuol dire mi riguarda? Mi interessa, me ne prendo a cuore. Io spero che nel vostri cuori e nelle vostre menti ci sia non il menefrego ma il mi riguarda. Il mi interessa. Ve lo dico perché chiudo l’articolo 27 della Costituzione su cui mi è stato chiesto di intervenire, ma il tempo è volato. Però ci tengo a leggerlo, recita così. La responsabilità, parola di stamattina penale, è personale, quindi ognuno di noi risponderà prima o poi della gravità dei comportamenti sbagliati messi in atto. L’imputato, possiamo dire anche l’imputata non è considerato considerata colpevole fino alla condanna definitiva. Quindi occhio a giudicare. Come diceva Roberto, prima bisogna trovare delle prove dei fatti che incontrovertibilmente testimoniano che gli errori sono stati compiuti. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato, questa è la nostra grande Costituzione.

Alessandro Cobianchi, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola

Grazie. Forse. Nel ringraziare vabbè rose no ci ringraziamo ma Roberto e Pierpaolo romani. Io direi che si può chiudere così, perché a volte è come se lasciarsi dopo il silenzio c’abbiamo bisogno delle parole della Costituzione e Metabolizzarle. Grazie ancora a tutte e a tutti per l’attenzione. Ciao Angelica. E scusate, naturalmente, come sempre Angelica ci ricorderà gli appuntamenti del pomeriggio.