Restare donne e uomini in cammino, in un attraversamento costante di sé stessi e dell’altro, accettando il cambiamento, l’umano e il diverso, i poli dissimili, le brutture e la ricerca del bello e del fidato in contesti dove prevale il pregiudizio, il distonico, il contrasto cromatico, dove l’occhio fatica a identificarsi e trovare il terreno sul quale poggiarsi. Restare uomini e donne in cammino, quindi, vuol dire trovare speranza lì dove la chimera appartenente non c’è, e accettare la contaminazione con quell’opinione che non convince, con il pensiero dissimile, e abbracciare la convinzione che solo in due, in tre, in cento, si possa convertire la parola “IЯRESPONSABILI” in “RESPONSABILI”.