Introduzione
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Elda Perlino, Assessora al Clima, alla Transizione Ecologica e all’Ambiente del Comune di Bari
Interventi
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Alice Pomiato, Green Content Creator e Formatrice
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Nicole Cascione, Giornalista
Conclusione
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Pietro Petruzzelli, Assessore allo Sviluppo Locale e alla Blue Economy del Comune di Bari
Nicole Cascione, Giornalista
Buonasera a tutti. Bentrovati a questo incontro che si chiama la cura della terra ed è stato organizzato nell’ambito della sedicesima edizione del meeting del volontariato io mi presento, sono Nicole Cascione, sono una giornalista e sono all’ufficio stampa di Legambiente Puglia. Quindi i temi di cui parleremo oggi diciamo che sono il mio pane quotidiano ormai. Il tema di cui parleremo oggi è quello della responsabilità, la responsabilità declinata nei diversi ambiti, ma in questo incontro specifico parleremo della responsabilità nei confronti del nostro pianeta terra, quindi parleremo di sostenibilità, di buone pratiche, di tutela ambientale. E lo faremo con ospiti competenti e preparati che ogni giorno nella loro vita quotidiana, sia nella sfera lavorativa che in quella personale, cercano di cambiare il mondo, di rendere il mondo un posto migliore, soprattutto per voi. Per le future generazioni. E quindi voglio subito presentarli sono Elda Perlino, assessore all’ambiente della città di Bari, ben trovata.
Relatore
Grazie. Buonasera.
Nicole Cascione, Giornalista
Si si è acceso. Poi, ovviamente, ci si raggiungere Anche Pietro Petruzzelli, assessore alla due economy della città di Bari e ospite d’onore al Liceo Pomiato, in arte aliceful green Content Creator e formatrice bentrovata. Io vorrei subito lasciare la parola all’assessore perlino per un’introduzione in cui ci racconterà anche quello che è stata la sua esperienza prima di approdare qui in questa nuova vestia appunto di assessore all’ambiente della città di Bari.
Elda Perlino, Assessora al Clima, alla Transizione Ecologica e all’Ambiente del Comune di Bari
Grazie Buonasera a tutti, Buonasera. Non sarà facile questo compito che mi avete. Segnato di parlare dell’ambiente e di come oggi io mi trovo a in qualche modo intervenire nei processi che vogliamo mettere in campo. L’amministrazione del sindaco Leccese affidato a me una serie di iniziative che servono a rendere la nostra città più bella, più sana, più sostenibile, una città più giusta. E che sono deleghe che riguardano l’ambiente a 360 ° perché ci dobbiamo occupare di progetti per il clima, progetti per il Verde, dove per verde intendiamo sicuramente i giardini, intendiamo i parchi pubblici e anche la forestazione di cui sicuramente avete sentito parlare. E i parchi, le lame, tutto ciò che riguarda quella infrastruttura ecologica che trasforma in una città, da un ambiente costruito, una città fatta di strade, vie, case e case in un ambiente naturale, un ambiente più vicino a quello che è la vera natura dell’uomo sul piano. Meta, cioè una città in cui possono ancora convivere quei criteri di ecologia per cui gli esseri umani, insieme a tutti gli altri esseri viventi, che sono certamente gli animali ma anche il verde, possono convivere e avere un equilibrio. Tutto questo, ovviamente, si può realizzare. Se i progetti che si mettono in campo, che l’amministrazione può mettere in campo, vengono condivisi dai cittadini. Non ci sono attività che vengono date in qualche modo calate dall’alto, ma sono attività che servono a rendere la città più a misura di uomo, quindi devono basarsi principalmente sui desideri dei cittadini. A me capita spessissimo di incontrare ragazzi nelle scuole. Ho in alcune eventi che ci chiedono una città dove c’è più verde, dove ci sono più parchi, più a Reggio, più aree di socializzazione, anche altre richieste che possono essere biblioteche, una città a misura di bambino o una città a misura di adulto. Una città a misura di anziano deve prima di tutto occuparsi dei desideri e questi desideri sistemizzarli in quelli che poi sono i progetti che l’amministrazione mette in campo. Per governare la città, la crescita e lo sviluppo delle città. Il posto, chiaramente. È molto importante il rapporto tra i cittadini e gli amministratori. Io prima di fare l’assessore che in qualche modo un delegato del sindaco ad occuparsi di alcune materie, nello specifico appunto quelle che mi riguardano sono quelle che servono per lo sviluppo ambientale delle città. Era un cittadino attivo, un cittadino che come voi ascoltava magari i programmi dell’amministrazione e cercavo di partecipare anche dalla parte di. Un cittadino che cammina per la città, che conosce piadele delle esigenze, dei bisogni. Di rappresentare anche le istanze di altri amici, altri colleghi, altre persone che con me condividevano alcuni valori ambientali, il desiderio dei parchi, il desiderio del Verde, il desiderio di vivere in un ambiente più in armonia con la natura, dove tutti quanti possiamo convivere. Serena. Niente accettando le diversità. Quindi un ambiente che non guarda soltanto alla costruzione materiale, quindi un costruito fatto anche di verde, fatto anche di un clima migliore che è condizionato moltissimo. Voi lo sapete oggi che i cambiamenti climatici di eterno molto spesso degli effetti climatici, diciamo drammatici estremi che possono essere contrastati o meglio diciamo mitigati? Anche da un utilizzo intelligente, scientifico del Verde. Tutte queste richieste come cittadini noi abbiamo rivolte attraverso per esempio alcune associazioni che a Bari sono raccolte nella Consulta ambiente che è un organismo di collaborazione tra i cittadini e l’amministrazione, che in qualche modo si incontrano anche in tantissime situazioni come quelle. Io oggi per dialogare su quelli che sono i programmi dell’amministrazione, ora rispecchiano sempre un ascolto i desideri dei cittadini, perché qualsiasi grande trasformazione, come per esempio quelle che noi oggi portiamo come messaggio, come realizzazione del programma del nostro sindaco. No, potrebbero essere realizzate più facilmente e soprattutto potrebbero essere stabili nel tempo, continuare a trasferirsi anche le future generazioni, che è il concetto alla base della sostenibilità, solo se sono realmente condivise dai cittadini, soltanto se ciascuno di voi, insieme a tutti gli altri cittadini, si fa carico in qualche modo di responsabilità. Di accompagnare questi processi, di affezionarsi in qualche modo a questi processi, cioè di creare delle vere e proprie comunità che partecipano alla vita della città. Come? Ma molto banalmente, uno diciamo dei compiti ardui del mio assessorato è quello, chiaramente, di sovrintendere all’igiene umana igiene urbana che oggi in questo momento deve rispondere ad alcuni criteri che vengono chiaramente da uno studio tecnico scientifico imposta anche dalle norme norme europee. Perché noi oggi dobbiamo governare. Il mondo purtroppo in qualche modo si sta dividendo per la presenza di tante guerre, ma in realtà i processi ambientali dovrebbe essere governati secondo delle direttive universi. Tali questa per quanto riguarda il problema dei rifiuti solidi urbani. I nostri criteri sono i criteri delle tre R criteri stabiliti dalla Comunità europea che ci inducono a una riduzione dei consumi, soprattutto della produzione dei rifiuti, a un riciclo e un riuso. Ora la strategia che l’amministrazione ha messo in pratica, che mette quotidianamente chiaramente negli nel tempo in pratica in atto. È quella della trasformazione da una raccolta stradale, quella dei cassonetti a porta a porta. La nostra esperienza, condivisa con l’assessore alla mia destra che ha cominciato questo percorso amministrativo, è quello che funziona questa trasformazione. E questo è quello che succederà a me tra qualche anno. Ecco, le trasformazioni importanti non possono realizzarsi e non non vedono il loro successo se non sono abbracciate dai cittadini. Letteralmente devono essere condivise perché devono essere fatte proprie, cioè la convinzione dei cittadini di partecipare con quello che può sembrare uno sforzo quotidiano. Nel differenzia. Beauty in realtà è uno sforzo che porta a migliorare l’ambiente tantissimo, perché voi sapete che i rifiuti finiscono in discarica. La discarica altro non è che una deposizione temporanea dei rifiuti perché poi ritornano nel ciclo, per esempio dell’alimentazione, attraverso chiaramente la dispersione nel sottosuolo e il ritorno poi nell’ambiente. Ora tutto qu. Ciò. Significa banalmente che se noi buttiamo una cicca di sigaretta per strada, in qualche modo per elementi naturali o per il lavaggio delle strade operato dai nostri operatori, va a finire nell’acqua nel mare fondamentalmente. Dopodiché che succede? Che voi d’estate ve la ritroverete nella sabbia, sulle spiagge. Ecco perché una qualità, in questo caso materiale, di un ambiente sano. Può raggiungersi non perché c’è una strategia amministrativa di affidare un determinato servizio. A un’azienda e quindi a un processo di un certo tipo. Ma ha successo perché viene condivisa sia nelle sue scelte iniziali sia nella sua operatività quotidiana da ciascuno di noi. E questa condivisione può essere realizzata soltanto quando ciascuno di noi ne ha contezza. Dall’inizio, cioè quando gli amministratori incontrano i cittadini, parlano con i cittadini, raccolgono i desideri, i bisogni dei cittadini e insieme disegnano un percorso. Di studio, analisi e quindi anche di proposta di di soluzione dei problemi. Dopodiché le pratiche si mettono in campo che l’amministrazione della politica mette in campo nelle istanze, in questo caso del comune. Ma lo stesso succede a un livello più alto, che è quello di una regione o di una nazione. Possono in realtà trasformarsi in successo solo se sono condivise da ciascuno di noi. Ecco il concetto di responsabilità sociale e ambientale. E questo lo possiamo trasferire. Pratiche, materiali e concrete, come ad esempio banale che vi ho fatto in una società invece in cui l’ambiente determinato da l’atmosfera, dal dal sentimento che ci unisce, che ci fa stare insieme in maniera immateriale, in armonia ciascuno con noi, con l’altro, accettando il diverso da noi, accettando la grande ricchezza che deriva dalle diversità culturali e sociali, che ci mette chiaramente in in contatto con qualcosa che non conosciamo. Ma che nell’acquisizione poi diventa ricchezza.
Nicole Cascione, Giornalista
Grazie, grazie assessore per questa introduzione. Vi ha parlato ovviamente di cittadinanza attiva. Un applauso. Lei ha parlato ovviamente di cittadinanza attiva, di impegno collettivo dell’intera comunità, soprattutto di impegno del sindaco cittadino. Ed è di questo poi che parla Alice Pomiato Alice folla nel suo canale Instagram, oltre 70.000 Followers, insomma, io ragazzi vi invito anche a seguirla perché offre dei consigli pratici anche su come rendere più sostenibile la vita quotidiana di ciascuno di noi. Però Alice ti voglio subito chiedere un ti voglio subito fare una domanda, come è nata alis full e com’è cambiata la tua vita dopo che è nato questo canalista?
Alice Pomiato, Green Content Creator e Formatrice
Grazie allora Buonasera a tutte e a tutti. Allora bella domanda, come sono arrivata a fare questo lavoro? Perché poi mi chiedono veramente spesso come come diventi green Content Creator, come come diventi un influencer in questo senso. Allora io nel 2017 avevo 26 anni, avevo studiato comunicazione e marketing all’università e lavoravo per le agenzie di comunicazione. Erano gli anni in cui è arrivata Greta Thunberg e i movimenti del Fridays for future che mi hanno letteralmente sconvolto l’esistenza, perché si è cominciato a parlare di crisi climatica e di orologio climatico che ci davano ai tempi 13 anni, al raggiungimento del punto di non ritorno, il punto di nonritornoequel.in cui gli ecosistemi sono così danneggiati che non si può tornare indietro, cioè si può smettere di parlare di crisi climatica. Si può solo andare verso un mondo sempre più caldo, che non è quello che ci ha. Ti chiamo. A farmi capire che stavo facendo qualcosa che non mi piaceva con la mia vita e il mio lavoro è stato banalmente un post su Facebook. Allora io ai tempi lavoravo come Digital strategist nelle nelle agenzie di comunicazione. Quindi il mio obiettivo, l’essenza del mio lavoro, era aiutare le aziende a fare strategie di comunicazione per aiutarle a posizionarsi, a farsi vedere, a vendere sempre di più. Quello era quello per cui avevo studiato, facevo formazione e stavo facendo carriera. E un giorno mi imbatto in questo post su Facebook che dice, prova a spiegare a tua nonna che lavoro fai. E sotto questo posto c’era scritto se non c’era una citazione di Einstein che teoricamente è attribuita a lui, ma non non è ancora sicuro che diceva, se non sei in grado di spiegare a tua nonna che lavoro fai, non lo hai capito neanche tu. E io ho detto, OK, dai, proviamo a spiegare a mia nonna che era una contadina che lavoro è quello della digital strategist? Quindi ho ho provato a pensare, a immaginare di dirgli, allora nonna, Senti, i social sono come delle piazze. Le persone si ritrovano in queste piazze, mostrano le foto delle vacanze, scrivono cose, discutono, condividono idee, litigano. E in questi, in queste piazze ci sono anche le associazioni, ci sono le aziende. Ecco, io faccio quella che aiuta le aziende. Ad arrivare. Con immaginati dei cartelli che sono dei cartelli pubblicitari dove cercano di venderti delle cose. Quindi non so, cerco di venderti una batteria di pentole, magari è quella batteria di pentole ti serve o quel vestito nuovo ti serve. Quindi io ti sto migliorando la vita, ti sto aiutando, te la sto semplificando oppure ti sto disturbando perché a te quella cosa non ti serve e insomma ti sto solo scocciando. Terza possibilità, a te quella cosa non ti serve. Però io ho studiato e il mio lavoro consiste nel convincerti del contrario. Io ti devo convincere a comprare quella cosa che non ti serve e qui si misura la mia bravura. Questa è l’essenza del mio lavoro. Quindi ho provato a spiegare a mia nonna, immagina questa persona che arriva lì con un cartello? Quel cartello l’ho progettato io, è così bello, ma così bello. Che viene voglia di cliccarci sopra e finire in un sito dove comprerai delle cose? E io nella mia testa ho immaginato mia nonna che mi guardava con sta faccia così. Lei contadina proprio, era una persona molto essenziale. Mi diceva, ma noi veramente ti abbiamo fatta studiare per fare questa roba qua? E io solo per questo film che mi sono fatta nella testa ho detto, ma io cosa sto facendo? Cioè nel senso, ho studiato per fare questo durante una crisi climatica veramente? Cioè che ruolo ho? Cosa cosa sto facendo? Cosa sto dando di utile al mondo in questo modo e questa. No, ne ha perseguitata, cioè mi ha mandata in crisi, tanto che io ho mollato il mio lavoro perché non sapevo che altro fare e per tre anni me ne sono andata in giro per il mondo, Australia, Nuova Zelanda, Indonesia, dove ho fatto tutt’altro. E nel 2020 il Covid mi costringe a rimpatriare dalla Nuova Zelanda, dove io speravo di di fare, insomma creare una vita nuova completamente. E da lì dico, allora Senti, a me piaceva fare comunicazione, a me piaceva usare i social. Credo che i social siano uno strumento. Benissimo, però non mi piaceva per chi li usavo e come li usavo. Quindi ho deciso di aprire questo account social @aliceful, dove l’obiettivo era quello di condividere con le persone qual era il mio personale percorso di consapevolezza verso una vita più sostenibile durante una crisi climatica. E da lì il tutto non ha fatto altro che evolvere, perché chiaramente io nel mettermi nell’espormi on-line. Ho attirato tante persone che erano incuriosite, che volevano saperne di più, che mi hanno, mi hanno formata loro. Perché poi mettersi online è questa cosa qua che cominciano a seguirti persone che sono ingegneri, assistenti sociali, ma. Essere sindaci, cioè la biodiversità di competenze di persone lì fuori comincia a interagire con te, ti dice, ah, ma sai che c’è questo? Ah, ma se c’è che c’è anche questo. Cioè tu impari tantissimo, pensi di essere lì ad aiutare le persone, ma. Anche le persone che.
Nicole Cascione, Giornalista
Ecco infatti cosa ti scrivono.
Alice Pomiato, Green Content Creator e Formatrice
Di tutto, nel senso che. Allora il il lavoro è iniziato con la cosa di dire, parliamo di stili di vita sostenibili qui. Quindi come mangio a minore, migliore impatto, cosa compro meno e meglio, cura della casa e della persona, energia, mobilità sostenibile. Tutti questi aspetti qua che però erano molto relegati al singolo. Alla alla responsabilità individuale. Poi pian piano mi sono resa conto nella mia divulgazione che non bastava. Anzi, questa è un po una trappola di una società molto individualista. Mi raccomando, concentrati su quello che puoi comprare, cambia il mondo con il tuo potere di acquisto. Ecco, questa cosa è se una piccola parte del cambiamento che tu puoi portare avanti nel mondo, perché la parte più. Grande è la tua partecipazione alle attività della tua comunità e dei tuoi territori di riferimento ed è anche per questo che noi ne parliamo oggi al meeting del volontariato, perché la cosa più sostenibile che voi potete fare lì fuori è smettere di pensarvi come singoli, singole persone, entrare a far parte di un qualcosa che si estende al di là di voi. Perché una persona che fa qualcosa di sostenibile ha un impatto, ma non può avere l’impatto immenso che può avere. Se sono tante persone, tante persone che sono 60 milioni di italiani, 500 milioni di europei, così e così e avanti così. Cosa mi scrivono? Tutte queste persone interagiscono con me e mi danno una mano ad approfondire tante tematiche. Non lo so quando io parlo di plastiche. C’ho le persone che stanno studiando chimica, che sono dottorande all’università, che lavorano per aziende plastiche e mi dicono, sai che questa cosa è anche così? Sai che si sta facendo ricerca su questo, sai che questo è greenwashing? Sai quante persone anche che lavorano dentro anche grandi aziende mi raccontano un po tutte le loro pratiche losche? Ed è incredibile perché lì c’è tanta condivisione di saperi. È molto, molto interessante.
Nicole Cascione, Giornalista
Grazie, grazie Alice. Assessore Petruccelli. Lei insomma, oggi l’ho l’ho presentata all’inizio è assessore allo sviluppo economico, è la Blue economy della città di Bari, però per 10 anni è stato assessore all’ambiente. Ecco come è cambiata nei 10 anni non solo la città di Bari, ma proprio la sensibilità dei cittadini baresi nei confronti di temi quali appunto la sostenibilità e la tutela dell’ambiente.
Pietro Petruzzelli, Assessore allo Sviluppo Locale e alla Blue Economy del Comune di Bari
Beh, in realtà non è come dire, semplice, nel senso che come se devo dire se sono stato bravo meno in 10 anni prima domanda un po trabocchetto questa, perché se ti dicessi che in realtà non è cambiato l’approccio dei cittadini baresi al tema dell’ambiente, al tema. Del anche della della gestione della raccolta dei rifiuti. Ti direi che probabilmente non sono stato così incisivo come come vorrei ed è vero che avrei potuto fare di +1 delle cose che a volte in questi 10 anni ho pensato e soprattutto pensando però a quelli un po più grandi, perché voi, tutti i ragazzi della vostra generazione erano. Più avanti rispetto a me sul tema della sostenibilità, perché voi siete. Anche con con un. Come posso dire con un tra virgolette bombardamento, con una serie di messaggi positivi che vi arrivano sull’importanza della sostenibilità, su di sulla consapevolezza che le risorse della terra del nostro pianeta non sono illimitate. Quindi c’è un momento, come diceva Alice, il punto di non ritorno. Quindi ho sempre pensato, e voi eravate una marcia in più? Il problema era con i vostri genitori, con i vostri nonni, provare a convincerli. Su, per esempio, come trasformare il senso cinico che c’è della società moderna in senso civico, cioè come provare a sviluppare? Questo senso che che poi si trasforma in azioni quotidiane. Nel frattempo io, mentre Alice parlavo, ho iniziato a seguirla e vi posso dire che c’è una cosa molto molto bella e quindi mi invito a farlo perché a volte. Noi pensiamo che. Si debba lottare contro le, che so, le grandi multinazionali che fanno dello sfruttamento del sottosuolo per l’estrazione del petrolio un danno all’ambiente enorme. Sì, certo, è vero, questo accade. Però se noi pensassimo che il tema della sostenibilità è solo una. Scelta, come posso dire, una roba collettiva? C’è una roba da. E a, chi ci governa non concediamo le autorizzazioni per le trivellazioni sulla nell’Adriatico perché ci crea danni, perché crea danni all’ecosistema Marino. Questo è giusto ed è anche giusto, come dire? Protestare su scelte di questo tipo? Però noi facciamo un gesto quasi a volte inconsapevole che deleghiamo ad altri. Poi comportamenti virtuali, cioè deleghiamo ad altri. La decisione di. Adottare dei comportamenti virtuosi invece i comportamenti che noi dobbiamo adottare sono i nostri, sono quelli della quotidianità. Ma che non sono una roba solo legato, come diceva Alice, che è importante al grande, al grande potere che noi abbiamo, che che l’acquisto, cioè noi abbiamo la possibilità di condizionare dei processi economici decidendo se acquistare o -1 determinato tipo di abbigliamento, se è fatto o meno in maniera sostenibile o 1 1, che so, magari un cibo che viene. Utilizzato che che che crea dei danni ambientali. Nel nel processo di produzione. È. Dei comportamenti individuali. Quanti di voi fumano? Non so se potete alzare la mano e dirlo, però diciamo non si può. Qualcuno di voi probabilmente fumerà.
Elda Perlino, Assessora al Clima, alla Transizione Ecologica e all’Ambiente del Comune di Bari
Credi di no un modo?
Relatore 6
Sì, lo so che tu fumi.
Pietro Petruzzelli, Assessore allo Sviluppo Locale e alla Blue Economy del Comune di Bari
Io fumavo, ora non fumo più, sapete qual era? Qual è il gesto più antipatico che commette il fumatore? Non è fumare, quando c’è di fianco c’è una persona che non fuma. È banale. È quella la gestione di quel mozzicone di sigarette dopo che si è fumato. Quanti di voi ora non dovete dirmelo? Però quanti di voi hanno preso quel mozzicone di sigarette, magari per gioco con i propri amici? L’hanno lanciato 1 M più lontano rispetto agli altri. Magari in una giornata in cui dopo qualche ora ha iniziato a piovere e lì quei mozzicone finisce all’interno del del canale di scolo. O quanti di noi pongono reale attenzione al ai consumi nella propria, nella propria abitazione, dalla banalità del del, del, del consumo, dell’energia elettrica, dell’acqua. Allora quello che io voglio dirvi, anche queste cose un po banali che sicuramente voi siete avanti, le riterrete delle cose estremamente banali. E che in realtà i processi non sono dei processi solo collettivi, non sono delle cose che altri devono decidere per noi. Ma il tema della sostenibilità è una sommatoria di tanti piccoli gesti individuali che possiamo compiere noi con il processo, il percorso virtuoso che vi dicevo. Aelda con l’intelligenza del di chi ha un grande potere in mano, come come vi diceva prima Alice, perché abbiamo la possibilità di orientare le nostre, le nostre scelte e poi provando a contaminare il nostro compagno di banco, i nostri amici di comitiva, facendo capire che il paradigma dell’essere una persona diciamo interessante, una persona da da da imitare. Lo stereotipo va in qualche modo anche modificato, perché? Per esempio chi chi fa volontariato, chi si impegna nella cura del territorio, della propria città. E sono II veri, i veri modelli che che vanno, che vanno poi raccontati perché sono, sono quelle le cose belle che che innestano dei processi di cambiamento. Quindi voi siete avanti, ma dovete contaminare quelli anche della mia generazione che fanno un po fatica, o quelli anche. Ancora più grandi di me che fan fatica a capire quanto il alcuni comportamenti virtuosi possano fare la differenza. Ma voi siete bravi, lo dico per. Per chi? Per chi non è della vostra generazione, si vede negli occhi, si vede da come mi guardate che siete, che siete un passo avanti. Se lo dimostrate, anche ancora meglio.
Nicole Cascione, Giornalista
Grazie assessore Petruccelli Alice, quindi abbiamo capito che è importante errore delle istituzioni? Certo, per diffondere quella che è la cultura della sostenibilità. Però è importante, come dicevi anche tu prima, il l’impegno del singolo cittadino. Ed è proprio quello che fai nel Sottocanale Instagram, cioè inviti all’azione. Con con i tuoi video, con i tuoi Read, ecco in che modo è possibile agire sul singolo cittadino attraverso proprio questo.
Alice Pomiato, Green Content Creator e Formatrice
Allora? Io invito le persone a appunto, come dicevamo prima, a tornare a far parte dei degli spazi collettivi e pubblici intorno a noi. Perché lo faccio? Perché appunto, in questa società iper individualista, la la narrazione che il singolo può fare, cioè. Può avere la possibilità di arrivare dove vuole e può cambiare il mondo con le sue singole azioni. È spesso un’illusione perché noi da soli non andiamo da nessuna parte. Questa cosa ce la dobbiamo mettere in testa.
Nicole Cascione, Giornalista
Quindi è fondamentale anche l’associazionismo, infatti siamo più di volontariato, l’associazione.
Alice Pomiato, Green Content Creator e Formatrice
Assolutamente. Grande tema è che noi abbiamo associazioni, enti, collettivi, comitati, partiti che sono vuoti. Quello quelli vanno ripopolati, quelli vanno ripopolati di persone. E lì stavo e decidere dove volete stare, di che cosa volete far parte, che come volete mettervi a servizio delle vostre comunità, delle persone intorno a voi, dei vostri territori? Cosa? Quali sono i temi che vi scaldano, che vi stanno a cuore, che vi interessano sinceramente buttatevi in quelle cose lì. Sì, fate in modo che questa cosa non vi tolga solo energia, ma vi ricarichi, perché questa cosa ha un grande potere di non farvi sentire persone sole, di sentirvi parte di un qualcosa di più grande, di innescare un cambiamento. E ricordatevi che tutte le persone che vi guardano, ma non per un discorso di di giudizio, tutte le persone che vi guardano e vi ruotano intorno. Vi prendono ad esempio, si fanno ispirare da voi. Quindi essere delle persone che cercano di fare il meglio che possono nel mondo, con le peculiarità, le necessità, le possibilità che avete voi è importantissimo. Anche perché dentro questa sala e fuori da questa sala siamo tutte persone diverse. Ognuno di noi ha un corpo diverso, una storia diversa, una testa diversa. Il nostro cervello funziona diversamente. Le nostre propensioni, attitudini, i nostri studi, le nostre energie sono tutte diverse. E la sostenibilità non è una cosa lineare, copia, incolla, quello che è sostenibile per te è sostenibile anche per te. No, non funziona così. Io sono una persona che vive in Appennino toscoemiliano, quello che è sostenibile per me non è quello che è per sostenibile per una persona che a 16 anni e vive a Bari, OK, quindi ognuno di noi deve chiedersi, OK, io per la persona che sono, come vi posso mettere a servizio? E questa cosa se diventa la nuova normalità. Di. Rende la vita più facile anche a voi. Cioè mettersi a servizio di molto altro è un boomerang che ti torna indietro, ma ti torna indietro positivamente. Immaginate se noi non facciamo questo, perché a volte è difficile immaginare un mondo dove questo accade. Però allora immaginiamo in un mondo di vivere in un mondo dove ognuno di voi, qui dentro e fuori qui dentro si fa gli affari suoi, pensa di poter vivere completamente scollegato da tutto quello che lo circonda. Come immaginate il futuro della vostra famiglia, delle vostre scuole, delle vostre aziende e di quello che sarà? Perché io non voglio vivere in un mondo dove le persone intorno a me si fanno gli affari loro e pensano di non avere responsabilità e doveri. Io voglio vivere in un mondo dove ci aiutiamo, dove ci rendiamo la vita più semplice, dove la vita è bella. Perché poi sostenibilità non vuol dire che io devo togliere questo, devo rinunciare a questo, devo fare a meno di sostenibilità. Vuol dire arricchire sotto tantissimi altri punti di vista che forse non siamo abituati a vedere. E quindi c’è veramente tanto da fare lì. Io cerco di di portare degli esempi anche che che riescono ad ispirare per far capire quando tutto questo riesca a ad aiutarti ad ispirare. Ci sono tante ragioni per cui non so. Ho deciso di vivere senza macchina per sei anni, di diventare vegana, di non comprare fast fashion, di fare un sacco di altre cose, ma non le vivo come 1 1. Cioè perché ho capito tutto quello che c’è dietro. Cioè se io capisco che normalizzare tutta una serie di cose distrugge le reti della vita intorno a me, continuo, non continuo a farlo. Non continuo a dire va benissimo andare da McDonald’s, no, vado a mangiarmi il panzerotto dal tipo che fa il panzerotto, piuttosto che andare dal McDonald’s, per esempio.
Pietro Petruzzelli, Assessore allo Sviluppo Locale e alla Blue Economy del Comune di Bari
Se vincere facile, però.
Alice Pomiato, Green Content Creator e Formatrice
Eh, certo no, però. Però fa una grande differenza, cioè scegliere di andare dal tipo che fa i panzerotti anziché al McDonald è quasi una scelta politica. Cioè sto andando da un tipo e sto sostenendo lui, la sua attività, la sua famiglia. Sto permettendo a lui di mandare i figli a scuola. Non ha una multinazionale che sta distruggendo la terra. Poi ci vorrei, vorrei attaccare un’altra cosa perché credo che vi sarà utile e su quale io faccio. Molto molto peso, mi viene molto chiesto nel mio lavoro come fare ad arrivare. E alle persone comuni, al popolo, OK, ma il popolo, che spesso magari non ha il tempo, non ha le energie, sta pensando ad arrivare a fine mese a come essere più sostenibile. Ovviamente dobbiamo arrivare a tutte le persone, perché tutte, tutte veramente governi, istituzioni, aziende, gruppi, i singoli. Siamo tutte persone coinvolte a diversi livelli e possiamo dare un contributo, quindi nessuno è esente da questo. Per il discorso di non delegare, sempre la Ah, se tu non fai, io non faccio, no, tu qua ci siamo dentro tutti nella crisi climatica. Però la grande responsabilità secondo me sta nelle persone che invece hanno avuto i privilegi di studiare, di andare all’università, persone che. Lavorano anche per grandi multinazionali e grandi colossi. Ecco, se tu arrivi a studiare così tanto, a fare così tanto. Hai un grande potere e hai tante conoscenze. La cosa più sostenibile e potente che tu puoi fare è dire questo capitale culturale. Tutta questa intelligenza che c’ho qua io la metto a disposizione degli altri. Scegliere da grandi di dire non vado a lavorare per Coca-Cola ma vado a lavorare per qualcun altro è una grande scelta di responsabilità. E questo ve lo dico perché anche il sistema di trasmissione del sapere in cui siamo immersi non farà altro che dirvi. Dovete aspirare a lavorare per multinazionali enormi. Fatevi le vostre esperienze, fatevi le vostre considerazioni, capite cosa volete fare. Però rendetevi conto che la vostra intelligenza e tutto quello che vorrete fare nella vita, che sia fare la parrucchiera o l’ingegnera. Mettetelo a disposizione degli altri e fatelo sapendo che quello che fateli fuori ha un impatto ambientale e culturale che tocca tutte le persone intorno a voi e toccherà chi verrà dopo di voi. E secondo me vivere il mondo dicendo me l’hanno consegnato così, ma io faccio farò del mio meglio per consegnarlo meglio di come me l’hanno dato, è una cosa che non può far altro che arricchire le nostre esistenze. E poi c’è anche il discorso del del fatto che abbiamo le generazioni. Di persone più. Più adulte, più anziane di noi che che ripongono su di noi tante responsabilità. Ecco, sta il futuro è nelle vostre mani, dovete fare, dovete fare voi. Io in questo percorso qua ci ho buttato dentro la mia famiglia e tutte le persone che mi ruotano intorno senza fiatare, perché anche questa spesso nelle narrazioni dominanti è un do testimone a te, pensaci tu io guarda io, io ho vissuto la mia vita come potevo, come facevo, non mi sono posto dei limiti. Adesso il futuro è in mano tua, no? Nonna, mamma, zii, papà, tutti in questa barca a lavorare. E anche cioè questa cosa dell’ananas, ma ci penseranno i due giovani no tutti a prendersi le proprie responsabilità e a capire come fare del proprio meglio. Ma perché questo meglio sarà meglio per tutte le persone, non solo per noi certo.
Nicole Cascione, Giornalista
Grazie, grazie Alice. Io prima di andare avanti, prima di insomma porre una domanda all’assessore perino, volevo chiedere a voi se ci sono delle domande. O comunque magari ci pensate? E nel corso dell’incontro, se vi viene in mente qualcosa, basta che alzate la mano. Assessore Perlino, prima con l’assessore petruzzoni abbiamo tracciato una panoramica di quello che è stato il passato della città di Bari. Per ora è doveroso guardare al futuro, guardare in prospettiva quali saranno appunto i futuri interventi, proprio per cercare di rendere Bari una città ancora più sostenibile.
Elda Perlino, Assessora al Clima, alla Transizione Ecologica e all’Ambiente del Comune di Bari
Beh, qualcosa abbiamo già detto, no. Rendere Bari sicuramente più sostenibile passa da rendere Bari più verde. Perché il Verde? Noi siamo abituati a pensarlo come un arredo. Sicuramente la bellezza del Verde è inevitabile e sicuramente è un arredo che dà qualità, dà valore anche alle nostre case, alla nostra città, alle nostre strade. Però abbiamo imparato che il Verde è un servizio ecosistemico, il verde abbatte la CO due, il verde contrasta e mitiga i cambiamenti climatici perché in qualche modo funge da oltre ad avere 1 1 potere, diciamo, nella compensazione della produzione di. Su due. E anche anche il potere di contrastare in qualche modo le onde, le isole di calore, perché è ovvio e banale, sotto un albero noi ci proteggiamo da con l’ombra dell’albero. Poi, a seconda delle caratteristiche del verde degli alberi, abbiamo anche la capacità di opporsi al di lavamento del suolo. Abbiamo la capacità di contrastare le alluvioni, in qualche modo rompe il flusso dell’acqua. Quindi? Effettivamente il Verde può migliorare la qualità della del clima, del nostro ambiente, del nostro vissuto. Ovviamente parlare del Verde bisogna necessariamente tenere presente altri elementi che servono a migliorare la città, perché il Verde necessita ovviamente di acqua e il problema delle risorse idrica è un problema molto serio. L’acqua, quando io ho studiato gli elementi appunto, fra cui la gestione dell’acqua, mi hanno insegnato che o è poca o è troppa, è pericolo. Cosa gli eventi estremi di questi ultimi mesi, a cominciare dall’Italia con l’Emilia Romagna, la Spagna con Valencia, ci ha messo davanti a una realtà che tra l’altro anche la nostra città ha conosciuto. C’è stata un’alluvione nel 2005 che purtroppo ha anche provocato due morti. Quindi la gestione del Verde inevitabilmente pone anche il problema della gestione della risorsa idrica. E noi oggi stiamo già affrontando questo problema, non è alle nostre sbaglio. Io dico, ormai è davanti a noi, perché già l’acquedotto pugliese ha delle difficoltà al rifornimento, ha abbassato la pressione della nostra città. E quindi dobbiamo imparare a gestire anche la risorsa noi nei prossimi giardini, nei prossimi parchi che stiamo pro. Stando che cambieranno profondamente il volto della città. Penso ad alcuni parchi, oltre a quelli che conoscete, che già abbiamo, che risalgono all’azione della precedente amministrazione, stiamo portando avanti dei progetti anche di forestazione urbana, a loseto dei progetti che vedranno dei grandissimi parchi il Parco della rinascita sull’Exsito Fibronit, che era un sito che ha seminato morte che probabilmente purtroppo continuerà a semina. Male perché la malattia dovuta alla presenza dell’amianto in quel sito è una malattia che ad oggi è noto avere quarant’anni di incubazione, ma ancora molti studi sono in atto su questa problematica dei tempi di incuba e penso a costa sud dove c’è un parco lineare, oramai già due cantieri sono partiti, forse tre, compreso quelle belleviste. E avremo il parco lineare più grande del Sud, avremo 6 km di parco. Ecco, è inevitabile pensare che questi elementi hanno bisogno di una risorsa idrica ben diversa da quella a cui siamo abituati ad oggi. A pensare, cioè quella dell’acqua dell’acquedotto che è veramente un bene prezioso. Per cui l’amministrazione sta affrontando questo problema, per esempio dotando proprio costa sud per la prima volta utilizzerà l’acqua raffinata purificata che deriva dai dal depuratore di triggiano. Ovviamente fare un piano di sviluppo della città, dove insieme a una rigenerazione che. Alla base il pilastro su cui noi stiamo disegnando. Questa amministrazione sta disegnando il nuovo piano urbanistico che il sindaco Leccese ha definito piano urbanistico parte da un proprio, da un concetto innovativo in cui la natura deve essere l’elemento portante e quindi insieme alla forestazione, insieme alla presenza di verde dei corridoi ecologici dei parchi. Come? Penso al parco di Lama Balice, che è l’unico parco urbano, ma penso anche al parco delle lame che vorremmo isti. Tutelando questa presenza fondamentale che anche di tutela, perché appunto grazie alla presenza delle lame di quei canaloni presenti nella nostra città che sono stati proprio voluti e costruiti per contrastare gli effetti alluvionali, noi potremmo vivere una città che è veramente una città a misura d’uomo. È una città in cui, purtroppo gli effetti dei cambiamenti climatici inevitabili oramai potranno essere quantomeno mitigati. Un’altro parametro, per esempio, è quello dell’energia rinnovabile. Dobbiamo necessariamente accompagnare questa transizione energetica dotandoci di tutti quei sistemi di energie rinnovabili che già in parte sono. L’amministrazione ha messo in campo solarizzando, per esempio tutti i tetti di proprietà comunale, ma oggi stiamo programmando un’ulteriore miglioramento che sono le comunità energetiche. Provabili che tra l’altro portano in sé il valore proprio di creare delle comunità dove insieme ci sono i produttori e i consumatori, nel senso che queste comunità provvedono ai propri fabbisogni, ma possono anche cedere, e noi stiamo cercando di fare una prima comunità energetica tutta pubblica, non perché abbiamo dei pregiudizi nei confronti. Privato, ma perché? Vogliamo introdurre un concetto di sostenibilità anche sociale, in cui la ipoproduzione di energia, piuttosto che essere tesorizzata in vantaggio economico, possa diventare un vantaggio per le comunità adiacenti, per esempio proprio per istituire nuovi parchi laddove sarà importante e indispensabile, per esempio l’illuminazione. Ma tutto questo lo stiamo facendo. Valorizzando quella che è la fabbrica più importante che abbiamo nella nostra città, cioè la fabbrica che produce conoscenza e sapere, l’università e gli enti di ricerca. Perché tutti questi processi di innovazione richiedono una profonda conoscenza. Ecco perché, come diceva giustamente prima, io sono assolutamente d’accordo che bisogna mettere a disposizione il proprio sapere e la conoscenza. Perché le grandi trasformazioni che ci impongono i nostri tempi in campo ambientale richiedono un approccio complesso, un approccio che deve mettere insieme tantissime competenze, per cui è importante che chi produce conoscenza, cioè i centri universitari, i centri di ricerca, le grandi associazioni di categoria, devono mettersi insieme per migliorare la qualità della vita e quindi la conoscenza. Le tecnologie applicate all’innovazione di processo e di prodotto. Devono essere in qualche modo donate alla società. Io ho. Dalla mia prima vita ero un ricercatore del Cnr e a un certo punto mi occupavo di tumori, mi occupavo di ambiente perché ormai è noto e soprattutto durante la mia vita professionale c’è stata questa grande acquisizione tecnico scientifica, per cui la genetica è importante. Ma fino a un certo punto, quello che prima si pensava fosse dovuto alla trasmissione dei caratteri genetici, si è capito che fortemente influenzato dall’ambiente. Al punto tale che determinate condizioni ambientali possono cambiare anche la trasmissione genetica per cui è nata, diciamo, quel campo della genetica che si chiama eugenetica, di cui io diciamo ho contribuito, ho lavorato per. Ecco, a un certo punto io, insieme a tantissimi amici e colleghi, a una comunità di ricercatori, professori, ma anche di semplici cittadini che però portavano la loro sensibilità e la loro esperienza, abbiamo sentito questo bisogno di fare volontariato scientifico, cioè di metterci insieme, di creare un’associazione in cui incontrarci per farci compagnia, per parlarci, per conoscerci. E soprattutto ciascuno di noi, per contaminare l’altro di quello che era il proprio percorso di conoscenza. E l’abbiamo messo su alcuni problemi, per esempio sul problema proprio della presenza dell’amianto in questa città, insieme a tantissimi amici, tantissime persone che hanno assunto su ognuno su di sé la responsabilità di donare del tempo, della conoscenza. C’erano i parenti degli operai che avevano lavorato nella fabbrica che ci hanno portato. Ci hanno fatto vedere anche alcuni le tute. Ci hanno raccontato delle mamme che lavavano. Questo le tute dal lavoro e quindi si sono ammalate di messoteli. Di Roma. Noi abbiamo pur donato all’amministrazione uno studio progettuale. Questo è stato poi la base di uno sviluppo di un progetto che ha visto mettere prima in sicurezza e poi bonificare. E oggi questa amministrazione in cui io sono entrata diciamo da pochissimo, da agosto di quest’anno continua a lavorare secondo le i desideri progetti di una cittadinanza attiva che ha donato la sensibilità al proprio tempo. Tempo per continuare a realizzare quel sogno, quel progetto che era di trasformare quel sito da un sito che era destinato AA palazzi, ad abitazioni, a un sito. Invece tutto un bosco, una foresta, un verde urbano che sarà donato a tutti quei cittadini a risarcimento di chi ha perso parenti e amici per questa malattia. Questo è proprio l’esempio con cui ci si mette in. Insieme le comunità. Ecco, sì, le i cittadini assumono una responsabilità individuale. Ciascuno mette a disposizione nel proprio tempo la propria sensibilità e la propria conoscenza, ma in realtà poi la Comunità diventa responsabile. Complessivamente si sta insieme su un progetto e si sta insieme anche con i decisori politici che in qualche modo abbracciano i desideri, li fanno propri e possono. Instaurare poi quei processi che portano alla realizzazione dei sogni e dei desideri dei cittadini. Questa secondo me è la maniera per stare insieme e per creare quell’ambiente immateriale di benessere e di sostenibilità, perché questo poi viene lasciato non solo come esempio, come traccia insegnamento alle generazioni, ma soprattutto come un fatto concreto, come un’esperienza che si può riprodurre, sicuramente migliorare, anche con strumenti del tutto nuovi che sono quelli che chiaramente le prossime generazioni, voi che siete molto più giovani di noi e chi verrà ancora dopo, potrà fare proprio modificare a suo piacimento.
Nicole Cascione, Giornalista
Grazie, grazie assessore. Avete pensato a qualche domanda? Niente, sono un po timidi. Una curiosità anche OK.
Relatore 4
Locale non basta per quell’estende, quindi io lo sia dall’impressione finirà o il denaro? Vabbè.
Relatore
No, no.
Elda Perlino, Assessora al Clima, alla Transizione Ecologica e all’Ambiente del Comune di Bari
È così sicuramente, però tu sai che moltissime specie stanno diventando autoctre perché sono state portate in tempi remoti e oramai hanno attecchito perfettamente. Niente. E poi c’è un’altro problema serio, che è quello che molto spesso la pioggia se è troppa, in realtà non basta. Che non è un ossimoro, ma perché in realtà noi purtroppo abbiamo in alcuni giardini e parchi ancora la presenza di pavimenti permeabili, noi impermeabili che noi vogliamo permeabilizzare uno. Diciamo una delle cose, delle prime cose che vorremmo fare è proprio quello di rendere permeabile tutto il territorio urbano. Ovviamente questo è un sogno che ha bisogno di molto tempo, però almeno i pacchi e i giardini i nuovi sono tutti permeabili sui vecchi stiamo pensando di sostituire ovviamente alcuni sempre i nuovi hanno anche delle vasche di accumulo di acque piovane per cui lì in qualche modo il problema non si dovrebbe porre. Però il problema serio è quello del contenimento dell’acqua perché sai. Siamo a queste piogge improvvise, anche le vasche fanno difficoltà a contenere. Non so se sono stata.
Relatore 4
Risponde alla mia.
Elda Perlino, Assessora al Clima, alla Transizione Ecologica e all’Ambiente del Comune di Bari
Domanda, no, no. I nostri progetti sono tutti compianti autoctone e tra l’altro è selezionata anche in base alla richiesta della risorsa, oltre a quei parametri di ambientazione che ci servono per contrastare le isole di calore. Ovviamente sul passato non posso andare a togliere piante che non sono autoctone, che comunque stanno benissimo anche qui.
Nicole Cascione, Giornalista
Bene, se non ci sono altre domande, Alice. Insomma, tu parli ad una bassissima Plate di persona, abbiamo detto quasi 70.000 follower su Instagram. Parli con un linguaggio semplice che arriva tutti diretto e nel tuo, sul tuo canale. Cerchi anche di contrastare quella che è la quelli che sono magari le fake news, quelle che sono anche i luoghi comuni. Ecco quanto è importante una comunicazione corretta per cercare di arrivare a tutti e soprattutto di arrivare a tutti in maniera corretta.
Alice Pomiato, Green Content Creator e Formatrice
Ma allora, più che fake news perché, per carità, c’è tanto ancora negazionismo climatico. Dico più che altro quello che cerco di portare è un punto di vista differente, perché perché quando parli di sostenibilità comunque fai sempre capo a una sorta di narrazione unica che non è. Abbastanza per la complessità che noi stiamo cercando di indagare, di divulgare, nel senso che. Trattare di sostenibilità significa toccare ogni singolo aspetto delle nostre esistenze, tutto, tutto quello che ci circonda, tutto quello che noi tocchiamo, materiale o immateriale, fa capo. A la sopravvivenza di questo pianeta, la terra, l’acqua, l’aria, come occupiamo il suolo? Come consumiamo? Come coltiviamo, come produciamo, come mettiamo, come tutto quello che noi possiamo toccare e vedere fa capo alla. Invibilità. E un paradigma che è quello della crescita infinita che noi conosciamo come normale è un po l’unico che è, è conosciuto e continua ad essere riconosciuto. Quindi noi come specie abbiamo inventato questa questo sistema di produzione economico di stampo capitalista. Quindi cosa vuol dire? Che la nostra economia mira alla crescita infinita? Le aziende ogni anno devono diventare sempre più grandi, devono espandersi, devono creare sempre di più, devono vendere sempre di più, devono aggredire i mercati nazionali ed esteri e questa cosa è completamente contro. O la l’equilibrio del pianeta che ci ospita, nel senso che il il pianeta ha dei limiti biofisici, le risorse non sono infinite. Noi adesso stiamo facendo anche grandi discussioni nell’ambiente ambientalista, sul nucleare per esempio. Nucleare è una fonte di energia che praticamente ha, è quasi ad impatto zero e ti garantisce. 111 quantità di energia praticamente infinita ed è fantastico se vogliamo delle. Come si dice defossilizzare le nostre economie, quindi allontanarci da combustibili fossili, eccetera. Però se noi mettiamo una fonte di energia a disposizione di un sistema economico che continua a mirare alla crescita infinita, facendo finta che le risorse siano infinite, quando non lo sono, noi non faremo altro che distruggere i nostri ecosistemi. Il il la fonte di energia è un qualcosa di importantissimo. Insomma, bisogna ritrovarla, rinnovabile il più possibile possibile, il più. Pulita. Possibile? Il fatto che noi comunque usiamo gran parte dei materiali che vengono estratti per fare i pannelli solari eccetera, in paesi dove ci sono le miniere, dove non sappiamo abbastanza quali sono le filiere, come stanno le persone dentro alle miniere, eccetera eccetera, è tutto largamente collegato. E il discorso è che.
Relatore 4
C’è.
Alice Pomiato, Green Content Creator e Formatrice
Una sorta di narrazione unica verso la sostenibilità. Quindi adesso si parla di sviluppo sostenibile. Cosa significa? Che tu devi ovviamente continuare a svilupparti, perché l’innovazione non è che la puoi fermare, non è che puoi dire, OK, da adesso non innoviamo più, non facciamo più ricerca, non no, quella cosa non la puoi fare grazie al cielo, cioè continui in quella strada lì. Però devi completamente ripensare al modo in cui stai al mondo. Non può esserci una crescita infinita come unica cosa, unica strada da percorrere. Quindi, oltre alle fake news, devi parlare anche di altri punti di vista e altri modi di stare al mondo. E altre narrazioni. Perché? Perché? Una complessità tale che riguarda tutti gli aspetti della nostra. Ha bisogno di un pensiero laterale, di un pensiero complesso. Noi siamo troppo abituati alle soluzioni semplici, ai problemi complessi. Vado da AAB ed è lineare, quindi se prima avevo i fossili adesso avrò le rinnovabili e possiamo continuare così. E questa di solito si chiama green economy. Green economy significa che io continuo a produrre, consumare e buttare via esattamente come lo facevo prima. Però ottimizzo i processi e metto un po di meno, produco un po meno rifiuti, ma il. Rimane continuare a vendere sempre di più, produrre sempre di più e farlo un po meglio. E questa cosa non non è una narrazione che basta alla sostenibilità, per cui noi possiamo essere da un lato scoraggiati da tanta complessità. Dici mamma mia, ma cioè tutta sta roba come la prendi in mano, cioè come la me la risolvi è tanta roba. E invece il lato positivo di questo è che raga c’è lavoro per tutti, c’è così tanta roba da fare in ogni settore, da migliorare, da innovare, da mettere in discussione che letteralmente c’è da lavorare e da fare per tutti. Qua dentro, quindi la questa secondo me è una cosa positiva, cioè ripensare al modo in cui stiamo al mondo. Ci ci insomma c’ha questo di positivo. Io cerco di portare delle contro narrazioni diverse, non non dobbiamo fare le cose come le abbiamo sempre fatte, ma un pelo meglio. Ma le possiamo mettere in discussione, eliminare, modificare, rivedere, riadattare, rivoluzionare sotto tanti aspetti, tanti punti di vista.
Nicole Cascione, Giornalista
Io prima di lasciare la parola al senso, petrizzelli per le conclusioni. Vorrei chiederti di lanciare un breve messaggio a questi ragazzi qui in platea, un breve messaggio che riassuma in poche parole, è quello che è, diciamo, uno stile di vita che dovrebbero e che dovremmo tutti quanti imparare ad abbracciare proprio per migliorare il nostro pianeta.
Alice Pomiato, Green Content Creator e Formatrice
Un breve messaggio? Allora io vi direi di di. Come dicevo prima, iniziate a far parte di un qualcosa che si estende al di fuori di voi. Non esiste solo. Voi, voi siete delle persone che sono di una biodiversità incredibile, unica e irripetibile e tutto quello che avete nella vostra testa e nel vostro cuore lo potete veramente mettere a servizio degli altri e fare delle cose incredibili. Quindi secondo me questo ha il potere di arricchire tantissimo le vostre esistenze e quelle di tutto quello che vi circonda, quindi io vi auguro di fare questo perché questo darà. Senso energia alla vostra esistenza da qui a lungo termine? Se non fate qualcosa che per voi ha senso, è utile, è grande, è bello, tocca le. Né vi stancherete. Ad un certo punto invece trovate quella cosa che vi chiama e andate in quella direzione e fate il meglio che potete, perché questo è un disegno di vita che io vi auguro di perseguire. Metteteci tanta passione e fate il meglio che potete e sono sicura che questo vi tornerà indietro anche come un bel boomerang positivo.
Nicole Cascione, Giornalista
C’è una domanda?
Intervento dal pubblico
Sì, vorrei fare una domanda. Provocatoria alla all’assessora. Visto che ha un pubblico, per lo più di giovani, che hanno seguito con molta attenzione questo incontro è una sfida la mia. Come pensi di poterli coinvolgere? Si possono coinvolgere.
Elda Perlino, Assessora al Clima, alla Transizione Ecologica e all’Ambiente del Comune di Bari
Sicuramente si possono coinvolgere e noi come assessorato all’ambiente vogliamo entrare in tutte le scuole, per esempio per incontrare i giovani e per raccontare tutto quello che facciamo per affrontare le sfide del del grande, le grandi sfide ambientali e un’altra maniera a cui noi vorremmo coinvolgere e lo stiamo facendo con per esempio la Consulta ambiente. Che mette insieme oramai la Consulta dell’ambiente, è stata istituita vent’anni fa. E da tempo incontra i cittadini, aperta a tutti i singoli cittadini, ovviamente a tutti gli studenti di ogni ordine e grado. È costituita dalle associazioni aderenti, che possono essere anche associazioni giovanili, noi per esempio. In qualche modo convinto, tra virgolette, anche i ragazzi di Friday for the future che non volevano assolutamente costituirsi in un movimento strutturato attraverso lo statuto associativo. Però dobbiamo convincere, accompagnarci. Ci siamo incontrati tante volte, loro ci hanno fatto presente i loro desideri, i loro bisogni. Noi abbiamo riportato poi io parlo di noi perché all’epoca sono stata sono sempre stata presente, lo sono tuttora con ruoli diversi nella consultabile. Mente per 5 anni ne sono stato il Presidente, per cui in quel periodo, incontrando i giovani li ho convinti in qualche modo a costituirsi perché lo statuto lo richiedeva, ma non perché era un mio desiderio per coinvolgerli proprio nelle scelte per la città. Ci sono tantissimi modi, secondo me uno dei modi è quello di parlarsi, di incontrarsi. Noi per esempio vorremmo fare una proposta, però abbiamo bisogno dei Gio. Giovani che la proposta di non. Diciamo utilizzare più di non. L’abitudine di sparare i fuochi d’artificio in questa città è molto diffusa in tantissime città, però questo è un modo particolare. Lo sente per tutte le festività, non solo per la festa del patrono, non solo per i fuochi di fine d’anno che sono consuetudini diciamo abbastanza mondiali, ma in questa città anche il compleanno viene festeggiato così. Allora perché io vorrei convincere i giovani ad. Armi a eliminare questa abitudine, perché ci sono gli animali che ne soffrono tantissimo, molto più di noi, perché hanno un sistema ricettivo che è molto più sensibile del nostro, per cui a loro provoca un vero e proprio malessere fisico. Però è inutile dire io posso. Come assessore all’ambiente oggi ho uno strumento per realizzare questo bisogno che è manifestato fortissimo da tutte le associazioni ambientaliste e che ha e da chi soprattutto l’associazione animalisti amano gli animali. Ma se non c’è la consapevolezza, la formula responsabilità. È inutile fare un’ordinanza sindacale, una delibera qualsiasi cosa, perché rimane un atto di un’amministrazione che non è accompagnata dai giovani. Quindi il vostro coinvolgimento è indispensabile per tutte le grandi trasformazioni. Ma guardate, basterebbe anche poco, convincere il vicino, per esempio, a non utilizzare sempre la plastica, regalarsi regalarvi? O farvi regalare la Bottigliella borraccia e non utilizzare più l’acqua comprata quando noi abbiamo l’acqua migliore forse d’Italia con l’acquedotto pugliese sono tantissime le cose che possiamo fare insieme. Io è. Uno dei primi atti è stato quello di candidare Bari città Plastic free, però questo è un atto amministrativo che se non ha. Come dire, l’accompagnamento se non lo facciamo tutti insieme non serve a niente. Rimane forse un’etichetta se la conquistiamo da qualche parte che possiamo apporre vari Plastic film. In realtà Bari siamo noi, Bari siete voi, solo io siamo tutti quanti insieme. E nella pratica quotidiana Alice ha ragione, non è l’individuo che può cambiare, ma è l’individuo insieme a tutti quanti gli altri. Quindi io ritengo che il vostro coinvolgimento è indispensabile, noi possiamo parlare per ore, per giorni interi, di tanti problemi. Che possiamo affrontare ciascuno individualmente, ma non cambia il mondo se questo individualmente non diventa un collettivo, se non siamo tutti insieme. E fare volontariato secondo me significa anche soltanto incontrarsi e parlare con l’altro, portare la propria esperienza, i propri desideri e trovare la maniera poi per realizzarli. L’amministrazione vi aspetta, noi vogliamo fare tutte le grandi trasformazioni, le vogliamo fare insieme, soprattutto a voi. Ma non perché gli adulti non devono essere coinvolti. No Alice, sono assolutamente d’accordo. Con te però io ritengo che i giovani sono più bravi degli adulti per affrontare i grandi cambiamenti e loro possono contaminare. Possono amplificare il messaggio portandolo a casa, i genitori, ai parenti, agli amici, ma anche agli sconosciuti. L’importante è stare insieme e lasciare per un po di tempo i social dove c’è una comunicazione velocissima, immediata ma virtuale. Invece contaminarsi nei comportamenti. Cioè richiamare quello che butta la cicca della sigaretta nel vaso della pianta. Perché io ve l’ho detto all’inizio tutti ci chiedono i parchi e i giardini, però poi i parchi e i giardini diventano ricettacolo di sporcizia di tutti i tipi e le cicche in modo particolare, forse perché sono piccole? La gente pensa che non non si veda? Non lo so. Perché c’è questa convinzione che la cicca deve essere buttata per terra. Allora certe volte io chiedo, ma scusi a? Sua la butta per terra. Circa, ecco, questo significa fare le cose insieme, cioè se ognuno di noi porta il suo messaggio all’altro, comunque tutti quanti insieme io penso che potremmo cambiarla la città, potremmo cambiarla dai comportamenti prima di tutto. E poi il nostro compito è anche quello di di creare il costruito, che sia esso verde, che sia esso? Speriamo di no, ma. Quello grigio.
Nicole Cascione, Giornalista
Grazie assessore, so che c’è un’altra domanda. Due domande, due domande.
Elda Perlino, Assessora al Clima, alla Transizione Ecologica e all’Ambiente del Comune di Bari
Dobbiamo.
Nicole Cascione, Giornalista
Coinvolgere i giovani?
Intervento dal pubblico
Okay, allora la domanda era ad Alice, avendo vissuto in vari paesi, come detto, hai notato una maniera differente in base ai paesi di approcciarsi al problema della sostenibilità? E se c’è qualche comportamento positivo che altri paesi hanno diciamo già messo in pratica e noi no, come potremmo metterlo in pratica anche noi?
Alice Pomiato, Green Content Creator e Formatrice
Allora io volevo trasferirmi definitivamente. In Nuova Zelanda perché? Secondo me ho visto una un’attenzione nei confronti dell’ambiente che non ho visto da nessun’altra parte, perché la Nuova Zelanda fondamentalmente è stato l’ultimo. Usato in un certo senso dalla Commonwealth storica, per cui c’è il popolo maori che ancora adesso. Popolo, insomma, indigeno, che richiede i propri diritti, il proprio collegamento alla terra, la sovranità con con quel suolo lì che che è potentissimo. Quindi la Nuova Zelanda secondo me è sotto questo aspetto, è un caso incredibile. E ad esempio mi aveva molto colpito una narrazione super forviante che vedi sui social di Bali. Bali sembra il paradiso dei digital nomad. Vogliamo andare tutti a Bali, come anche si parla tantissimo di Abu Dhabi, Dubai. C’è questa narrazione sui social che ti sembrano dei posti incredibili dove dici, ah, ci voglio andare? Vivere in realtà Dubai no. Ad esempio Bali è è stata presa d’assalto da un turismo di massa che sta distruggendo la vita delle persone locali. Perché abbiamo tante persone ricche, bianche che ci vanno a vivere. Si comprano le case come le caramelle, rendono la vita difficile alle persone locali perché i prezzi di tutto saltano, cioè salgono. E le persone locali cominciano a lavorare per i bianchi, per accogliere i bianchi, per dare loro esperienze turistiche, esperienze culinarie EE perdono tutte le loro radici, la loro cultura, il loro modo di vivere. E quella roba lì è biodiversità umana che tu perdi per sempre perché tenti di adattarti a un modello che è bianco ed è terribile. E poi c’è tanta sporcizia perché Bali è in mezzo a delle correnti. Oceaniche, per cui quando ci sono i monsoni si riempie di plastica ovunque. E una persona che va in vacanza a Bali non ti viene a dire guarda che faceva schifo? Io. Nel 2019 e la puzza che si respira in spiaggia dei rifiuti di quello che si vede è veramente terribile e questo riguarda tanti altri luoghi. Io ad esempio i social spesso vedo il mio algoritmo, mi fa vedere Dubai, Dubai pieno piena di questi fuffa guru che ti ti promettono, che ti ti insegnano a fare i soldi, a fare trading e vai a Dubai perché non paghi l’età. Asse e poi diventare ricco. E chissà che genere di vita pensi di fare in un’eco mostro costruito in mezzo al deserto, dove. L’umidità è altissima, la la siccità è un problema, eccetera eccetera. Cioè ci sono questi luoghi che spesso vengono narrati come dei paradisi, ma non sono dei paradisi. E invece noi dovremmo veramente occuparci di quelle che sono le nostre radici, casa nostra, e come casa nostra può diventare un posto vivibile per la nostra famiglia, per noi, per chi verrà dopo di noi. Perché poi abbiamo anche un discorso, noi possiamo anche fare quelli che viaggiano. È chiaro, è bello viaggiare il mondo, scoprire cose nuove, eccetera. Le tue radici sono qua. Spesso la tua famiglia rimane qua e questo luogo potrebbe diventare inospitale per la tua famiglia e per tante persone che non possono svegliarsi la mattina e dire io cambio stato. Quindi veramente ci si parla anche molto di privilegio in questo senso. Mi ha molto stupito la Nuova Zelanda, per tanti punti di vista abbiamo molto da prendere. Ad esempio Vienna, Vienna come città più sostenibile del mondo e ha vinto. Questo premio per tanti anni viene a una città che ha un tot di case popolari che sono possedute dal comune e che il comune ha deciso che non puoi alzare gli affitti più di un tot sennò non li rendi accessibili alla popolazione. a Vienna la mobilità è sostenibile perché l’abbonamento ai mezzi pubblici costa 365 € e quindi 1 € al giorno e hai accesso illimitato a tutti i mezzi pubblici. Quindi la gente è scoraggiata a comprare un’auto. La gente dice, ma perché devo comprare un’auto? Mi muovo. Curiosamente, se voglio andare a farmi il weekend fuori porta, noleggio l’auto due giorni e basta, ad esempio la sicurezza tutta. Una serie di cose per cui Vienna è un posto incredibile ed è dal Nord Italia facilmente anche raggiungibile in treno. Per esempio io farò un viaggio probabilmente nei prossimi mesi a Vienna e inviterò le persone che vogliono a fare un viaggio con me per vedere com’è una città sostenibile. Per esempio queste due c’è anche un’altra domanda.
Nicole Cascione, Giornalista
Dopo.
Relatore 4
No.
Relatore
Anche.
Alice Pomiato, Green Content Creator e Formatrice
Arrivo tre domande.
Intervento dal pubblico
OK, allora questa è una domanda generale, perché magari non lo so. Qualcuno vuole rispondere, però qualcuno vuole aggiungere un’altra informazione. Quando si parla di sostenibilità, molto spesso vedo che le persone non danno molta attenzione. A alle guerre, ad esempio, perché ci siamo, ci soffermiamo ad esempio di più sul l’individuo oppure sulla collettività, però.
Relatore
Oh.
Intervento dal pubblico
Io quando ci penso dico, cioè noi facciamo tutti questi impegni sia come singolo che come collettivo e poi ci sono anche tutte queste altre realtà che comunque fanno gravissimi danni su l’ambiente, quindi non so, volevo sapere delle delle opinioni riguardo a questo argomento, perché non ne parlano molto?
Relatore
No.
Alice Pomiato, Green Content Creator e Formatrice
Allora volevo chiedere, secondo ciò che è stato detto, quindi l’energia nucleare potrebbe essere una soluzione per ridurre i l’inquinamento causato dalle aziende e dalle fabbriche? Allora vado di là. Vabbè facciamo un’altra domanda, così le abbiamo tutte. E poi rispondo una a una, sta arrivando il microfono?
Nicole Cascione, Giornalista
Buonasera. Sono arrivato un po tardi perché ero a lezione, quindi non so se ne avete già parlato. È parlato tanto di comunicazione scientifica, comunicazione all’ambiente, sul coinvolgere il proprio pari, sul coinvolgere la propria famiglia e si è parlato tanto di mozzicone, di sigarette, di fuochi d’artificio, di spazzatura. A parte quello che posso fare io. Individuo nel coinvolgere gli altri. Visto che ci sono due assessori oggi presenti. Sì, è in programma qualcosa da parte dell’amministrazione per fare una serie di campagne all’educazione ambientale, cioè io personalmente se vedo qualcuno che butta la Carta a terra le dico che stai facendo spesso, magari rischiando anche insulti se va bene. Ma io penso serva un’educazione dall’alto, non da. Da un livello più basso che è sicuramente essenziale, ma in questi casi è un’educazione dall’alto, una campagna pubblicitaria martellante, anche una diffusione dei cestini, perché in città mancano i cestini e io capisco che uno c’è la lattina, allora piuttosto che tenersela per 1 km se la tiene, se la butta a terra. Volevo chiedere da parte dell’amministrazione se ci sono programmi in tal senso. Poi per quanto riguarda i fuochi d’artificio, che a parte sperimentare gli animali inquinano l’atmosfera tantissimo. Credo non sia un problema dei giovani che festeggiano il compleanno ma ogni sera lanciano fuori artificio in città e credo che l’origine sia ben diversa.
Relatore
Sì.
Intervento dal pubblico
Buonasera. Sì, sono stato anticipato perché anche per me diciamo naturalmente, tutti i temi ascoltati sono stati interessanti. C’è un tema che non mi aspettavo di sentire stasera. E mi ha fatto piacere sentirlo che quello dei fuochi d’artificio. Perché cioè io abito in una piazza dove ogni sera sparano i fuochi d’artificio. Ed è una cosa incredibile, però che molte volte si chiami la polizia. E si rimane in attesa per ore. E a me è capitato anche di chiamare i vigili del fuoco e di sentirmi rispondere controlli se se il fuoco è ancora acceso altrimenti non possiamo intervenire, però credo che non sia un problema soltanto dell’amministrazione comunale, cioè credo che sia anche un problema su come vengono diciamo su che ruolo c’è questo sì di sicurezza in città. Che non riguarda soltanto l’amministrazione, naturalmente. Quindi voi siete amministratori e rispondete per quello, ma c’è anche un problema che riguarda poi altre Istituzioni. A me sorprende il fatto perché basterebbe a volte mandare un segnale. Io mi sono chiesto ad esempio perché nella mia piazza, sapendo che tutte, quasi tutti i giorni, c’è una ci sono i fuochi d’artificio, perché non si decide almeno per una volta di lanciare un segnale e probabilmente forse che in un dibattito come questo sia sia emerso nel silenzio che invece c’è su questo tema? Perché i cittadini si stanno abituando? Cioè io vedo addirittura persone che quando ci sono i fuochi d’artificio iniziano a filmare, cioè si allontanano, ci sono i fuochi d’artificio, fanno le riprese, poi ritornano come se la vita scorresse normalmente. A parte a me questa cosa dà molto fastidio perché io immagino che come me tante persone che vivono con gli animali sono costrette per mezz’ora a calmare diciamo la. L’animale con cui vi si vive. È una cosa sconcertante questa, perché, ripeto, basterebbe poco. E aggiungo un’altro fatto non lo non lo sapevo perché io pensavo che ci fosse chissà quale giro criminale, ma oggi su tik tok è facilissimo acquistare i fuochi d’artificio, cioè con 50 € si possono acquistare i fuochi d’artificio e ci sono delle pubblicità. Credo per esempio che da questo punto di vista invece strutture come lanci potrebbero. Intervenire perché noi cittadini naturalmente non possiamo fare una vertenza con con Tim.
Relatore
Grazie.
Pietro Petruzzelli, Assessore allo Sviluppo Locale e alla Blue Economy del Comune di Bari
Dico, dico, dico io una cosa rapida. Semplicemente perché devo andar via, scusate? Cioè sono tanti. Allora che cosa fa un’amministrazione comunale? È un’amministrazione comunale. Io credo che questa da un po di tempo a questa parte, una delle delle delle cose che può essere molto importante rispetto alle ai cittadini e la dinamica dell’esempio. Le campagne sono le campagne di sensibilizzazione si alternano, vengono fatte molte non non non sono mai abbastanza efficaci. Perché dovresti investire una valanga di soldi? Perché una campagna di sensibilizzazione arrivi, arrivi a tutto, le dinamiche dell’esempio, provare a promuovere anche tante attività di volontariato. Davanti a te ci sono due. Volontarie di. Dire take, praticamente loro stanno facendo un lavoro enorme in città, quindi se avete del tempo libero seguite retake, EEEE fate date una mano a cioè sono ci sono muri da ripulire da ripittare, zone da sistemare. Cioè la dinamica dell’esempio è una cosa importante perché è come se fosse un’azione perenne di sensibilizzazione. Nei confronti degli altri. E poi ci sono alcune scelte dell’amministrazione che fanno la differenza, che sono scelte proprio di policy rispetto alla rispetto al rapporto col mare, secondo il tema della sostenibilità, rispetto a quanto uno investe nel tema del del della gestione virtuosa dei rifiuti, rispetto AA quanto uno decide di rendere i parcheggi permeabili. Però sono tanti i comportamenti che adottiamo nella quotidianità che davvero non sono virtuosi, una delle robe che a volte. Credo che stoni maggiormente e che fatta anche da giovani come spesso si festeggiano le feste di laurea. Con i con gli spara coriandoli, sta roba bella, divertente, allegra. Che cos’è uno sparacoriandoli? È innocuo? Non crea. Danno agli animali, ma quei piccoli coriandoli se ne vanno, se ne vanno, se ne vanno nelle nelle condotte di di scarico dell’acqua piovana. Arrivano, arrivano dappertutto. L’uso dei palloncini ci sono tante grandi manifestazioni che fanno un uso, anche quelle sindacali che sono quelle che sono, dovrebbero essere un passo avanti perché fanno della tutela dei diritti il motivo stesso di quella di quella manifestazione, l’uso dei palloncini. Dei palloncini che vengono gonfiati sono tanti gesti che sono fatti che che non vanno a braccetto con la sostenibilità. Il processo è un processo continuo, bisogna cercare di informare le persone. Il lavoro che fa Alice è un lavoro molto più efficace di quello che che che facciamo noi. Noi abbiamo su di noi la la il peso della scelta di alcune decisioni, anche di responsabilità però. Quello che fa lì c’è e contamina, che è la cosa più bella. Allora noi proviamo AA scimmiottare tra virgolette Alice, cioè proviamo anche noi a dare la dinamica, la dinamica dell’esempio, perché questo può fare la differenza anche nella nella quotidianità. Noi speriamo che questo serva. Poi una provocazione e poi vado via. La verità è che fin quando ci sarà una parte del mondo che non si pone il tema di dover aiutare seriamente economicamente un’altra parte del mondo, il tema della sostenibilità e della consumo delle materie prime sarà un tema elitario, perché la le nostre società, quelle occidentali. Hanno sfruttato le materie prime tanti anni fa per poter creare il progresso da noi. Oggi ci sono ci sono alcune zone che sono il sud del mondo che chiedono di avere lo stesso diritto di progresso. Provando a sfruttare anche loro le materie prime. Noi dovremmo invertire questo paradigma dicendo, non hai bisogno di sfruttare le materie prime, la parte più ricca del mondo deve sostenere, deve dare una mano alla parte. Più povera. Questo è il meccanismo che potrebbe davvero cambiare un consumo diciamo vertiginoso, che c’è di materie prime, però questo a volte fa un po fatica perché vuol dire avere qualcosa in meno noi e darlo a qualcuno che è meno fortunato di noi, dall’altra parte del mondo. Io vi chiedo davvero scusa, chiedo scusa ad Alice, ad Elda, Nicola, e a, tutti quanti voi, ma devo davvero andar via perché per la mia, per la sostenibilità familiare, ho bisogno di di fare una cosa prima, prima che trabotti, prima che finisca la giornata. Un abbraccio. Tutti e seguite rete ho ho le tante organizzazioni di volontariato del centro di volontariato San Nicola.
Nicole Cascione, Giornalista
Grazie, grazie assesso.
Relatore
No, no.
Nicole Cascione, Giornalista
Vai tranquillo, siamo in chiusura però.
Elda Perlino, Assessora al Clima, alla Transizione Ecologica e all’Ambiente del Comune di Bari
Brevemente vorrei far rispondere insomma alle due domande che sono state poste, no, volevo soltanto aggiungere che le campagne che noi facciamo veramente sono a balle di alcune scelte strategiche dell’amministrazione, soprattutto sulle trasformazioni delle pratiche più quotidiane, quelle più impattanti sulla vita del quotidiano.
Alice Pomiato, Green Content Creator e Formatrice
Con le medie ed altre due cose questo.
Elda Perlino, Assessora al Clima, alla Transizione Ecologica e all’Ambiente del Comune di Bari
Però queste campagne vengono fatte ogni qualvolta c’è, per esempio, una trasformazione su un tipo di raccolta gestione dei rifiuti rispetto a un’altra. Sono campagne che sono chiaramente tutte si basano sull’adesione spontanea dei cittadini, tra l’altro cercando di coinvolgere i più giovani, i meno giovani. L’amministrazione intende invece mettere a punto un vero e proprio processo di educazione ambientale entrando nelle scuole. Perché è inutile negarlo. I cittadini più adulti hanno esigenze quotidiane dovute alla loro attività professionale studio. Così via per cui le campagne molto spesso non hanno successo, perché non c’è un’adesione da parte di tutti i cittadini, tutti diciamo le rappresentanze di ogni categoria di cittadini, mentre nelle scuole c’è un’ora di educazione civica in cui noi possiamo intercettare, grazie anche alla sensibilità dei professori, alcuni bisogni, noi stiamo ricevendo questa richiesta da parte di molti docenti, sia delle scuole primarie che delle scuole secondarie. Per cui, per quanto mi riguarda, noi abbiamo già installato le tavole di collaborazione con le associazioni. E che contribuiscono. Vedo anche io cito rete perché con loro abbiamo un tavolo di concertazione importantissimo su alcune questioni di igiene pubblica e non solo, perché loro fanno anche un’azione di manutenzione molto, spessissimo. E secondo me questa è la via più virtuosa che è quella della contaminazione dei comportamenti, facendo comunità e facendo, soprattutto prendendosi le responsabilità. Perché guardate l’amministrazione, puoi mettere in campo le policy migliori, le più innovative, ma se non c’è l’adesione da parte dei cittadini. È un po come il problema anche dei fuochi d’artificio, noi non possiamo mettere. La polizia, cioè? Tra l’altro. Ovviamente ci sono sempre i problemi di risorse umane più che economiche, ma c’è anche un problema anche sul deterrente della sanzione, fino a un certo punto può funzionare, ma dopodiché se non c’è l’educazione, purtroppo il fenomeno dei fuochi sta diventando un fenomeno diffusissimo, non è più solo appannaggio della criminalità, perché in alcuni casi viene richiesto addirittura al locale che dove si festeggia, di poter poi fare i fuochi d’artificio sulla sala PROSPICIENTE. Questo secondo me, può essere accompagnato solo da un profondo cambiamento, cultura. Plurale. Dopodiché tutto il resto è una soluzione tampone. Le soluzioni invece strutturali richiedono trasformazioni e un approccio culturale. E poi volevo solo dire, per quanto riguarda le guerre, vabbè questo è un problema dove io non ho, diciamo, una posizione che ti può aiutare a risolvere l’enigma. Perché oggi? Ma molto spesso queste guerre nascondono problemi legati sempre al reperimento delle risorse.
Relatore 4
Mettiti quello in alto a destra.
Alice Pomiato, Green Content Creator e Formatrice
Allora vabbè. Sul discorso fuochi ha risposto l’amministrazione, io vado su guerre nucleare, allora la domanda era, il nucleare è una soluzione? E secondo me dobbiamo toglierci dalla testa. C’è una soluzione a Il problema dell’energia, ci sono tante soluzioni diverse. E tante soluzioni diverse, dipende anche da come le utilizzi. Come dicevo prima, se tu prendi un’energia come il nucleare, che magari sarà pronta fra qualche anno, e la metti a servizio di un sistema economico che non è sostenibile perché le risorse non sono infinite, ecco che tu continui ad alimentare un’altro problema mentre pensi di averne risolto uno. No, quindi i problemi vanno visti sotto tanti punti di vista, ambientale, sociale, sanitario, a lungo termine di tante cose. Sicuramente c’è una divulgazione che è molto interessante, che va oltre a tutta una serie di paure che sono state portate avanti negli anni, che è molto, molto interessante e che ho approfondito anche io. E quindi, appunto, non esiste una soluzione. Che è una soluzione unica. Bisogna guardarla sotto tanti punti di vista. Ti faccio un esempio concreto. Airbnb, ad esempio, quando è nata? Come opportunità di viaggiare stando a casa di persone. Local era una cosa bellissima. Io l’ho iniziato a usare airbnb nel 2011, ho dormito a casa di una regista in Norvegia, un’artista a Barcellona, un maestro a Rimini e ero a casa di persone locali che mi dicevano, usciamo con i miei amici, vai a mangiare di là, vai a guardare questa cosa, questa è una vera. Esperienza, poi se tu prendi airbnb e lo dai in mano a gente che compra palazzi interi, butta fuori la gente che ci abita e ci fa. Stanze per i turisti, ecco che stai distruggendo una città. Quindi 1 1 mezzo dipende anche da come lo utilizzi nella sua sostenibilità, perché lo puoi usare in una maniera distruttiva o in una maniera che è una è è fantastica e invece riguarda le guerre. Il fatto è che la maggior parte dei conflitti diano nasconde dietro il volersi appropriare di risorse. Quindi di terre, di acqua, di minerali e di di energia e di molto altro. E che ed è quello per che per cui tu fai dei conflitti perché c’è sete di risorse. Tu hai bisogno di colonizzare nuove terre per farci delle cose. A discapito di chi su quelle terre ci viveva magari da molto più di te e ha molto più diritto di te di di metterci le mani. Quindi questo sicuramente si collega in un qualche modo al nostro ruolo interconnesso a livello globale. Questa sete di risorse. È voluta dai governi, dalle Istituzioni, dalle aziende. Che cosa alimenta? Come noi ci possiamo scollegare da questo, come possiamo andarci contro? Ma sicuramente le guerre hanno un impatto ambientale, oltre che sociale e sanitario devastante, cioè quello che si butta nell’aria nella terra e rimane lì per anni. È incredibile. Io ad esempio, anche parlando anche del discorso che avevamo fatto prima, quante persone conosco che hanno studiato ingegneria, ingegneria aerospaziale, cioè? Però e hanno si sono rifiutate di andare a lavorare per Leonardo perché fa armi che vengono venduti nei paesi e alimentano i conflitti. Oppure, altra grande questione, quando voi avrete il vostro conto in banca di fare attenzione al fatto che la vostra banca non utilizzi i vostri soldi per finanziare industrie che creano armi e le vendono a paesi con conflitti? Perché anche quello è capire dove stanno andando i nostri soldi.
Nicole Cascione, Giornalista
Grazie grazie. Io ringrazio Alice Pomiato
Invito ancora una volta a seguirla su Instagram. E poi ringrazio veramente gli Assessori Pietro Petruzzelli e Edda Perlino per essere stata qui con me e ringrazio voi per l’attenzione. Grazie davvero.